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L’ascesa dell’indipendentismo nel Sud del Brasile

COME I RISULTATI DELLE RECENTI ELEZIONI IN BRASILE POTREBBERO INFLUENZARE L’INDIPENDENTISMO NEGLI STATI DI PARANA’ E DI RIO GRANDE DO SUL.

UNA PROSPETTIVA INTERESSANTE DAL NOSTRO AGENTE SPECIALE PEDRO PORTO PER LO STATO DI PARANA’ (BRASIL)

Il 26 ottobre 2014 ci sono state le elezioni presidenziali in Brasile.
Le elezioni brasiliane avvengono di solito in due turni ma si possono ovviamente risolvere in un turno solo se un candidato raggiunge il 50% + 1 dei voti.
Dopo un primo turno abbastanza insolito, girare, i due candidati piu’ votati sono stati ammessi al secondo turno. Questi erano Dilma Roussef e Aécio Neves. Dilma Roussef è leader della sinistra, sostenuta dal Partido dos Trabalhadores (Partito dei Lavoratori– che qui chiameremo semplicemente PT).
Aécio Neves è leader del centro-destra (anche comunemente considerato come un moderato di sinistra). Governatore di Minas Gerais (uno dei 27 stati del Brasile), arriva da un famiglia con una lunga tradizione in politica e si presenta come l’avversario emergente piu’ duro contro il PT.
Per la Roussef si trattava di vincere il secondo mandato. Per Neves di consolidare un seria opposizione al governo e un’ alternativa quasi-liberale per molti elettori.
Da un punto di vista morale, la cosa sembrava piuttosto patetica, con un PT molto ostile che sparava accuse fin dall’inizio delle elezioni (spesso di tipo personale) e un Neves che rispondeva piuttosto con contraccuse di natura politica, rinfacciando al PT che stava conducendo una rivoluzione socialista, mandando un sacco di soldi a Cuba, supportando apertamente lo Chavismo (in Venezuela, ndr), lasciandosi coinvolgere con organizzazioni criminali, e provocando enormi danni all’economia brasiliana. Ovvaimente chi avesse votato PT avrebbe accusato Neves di aver agito scorrettamente.
E’ necessario spiegare alcune cose riguardo il PT, cosi’ che si possa capire meglio la situazione generale dopo le ultime elezioni:
Il Partito dei Lavoratori (PT) dovrebbe essere un partito socialista. Creato nei primi anni 80 da una élite brasiliana, con l’obiettivo di diffondere il socialismo, ha imposto un’agenda dura sui bisogni di uguaglianza sociale in Brasile, e ha mostrato una capacità storica nel realizzarla. Allo stesso tempo, ha mostrato una linea più morbida verso le banche e non s’e’ mai opposto al Nuovo Ordine Mondiale. Al giorno d’oggi, il PT è spesso nel bel mezzo di accuse per frodi finanziarie, e segue obiettivi politici strettamente correlati a quelli di Fidel Castro e Hugo Chaves. Alcuni esponenti del PT erano stati persino arrestati e condannati dalla Corte suprema in passato. Purtroppo il partito è ora cosi’ potente che puo’ sfuggere anche ai controlli della Corte Suprema; sicche’ anche gli esponenti del PT che erano stati condannati ora sono liberi.
Il Partido dos Trabalhadores è uno dei partiti che si erano uniti al São Paulo Forum. Il São Paulo Forum è un’organizzazione international-latino-americana che era stata creata con l’obiettivo di instaurare un nuova tipo di Unione Sovietica in Sud-America. Lula e Fidel Castro sono stati i fondatori dello SPF, che è strettamento legato, e finanziato, da un cartello di narcotrafficanti (come il FARC). In questa fase del loro programma il Brasile avrebbe un ruolo importantissimo perché la maggior parte dei finanziamenti arriva dai contribuenti e dai tossico-dipendenti brasiliani.
Lo scenario globale è ancora più complesso e coinvolge tutti i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica. Le banche dei BRICS sembrano essere un modo semplice per finanziare obiettivi nascosti nel mondo. Anche se questo è illegale per la legislazione brasiliana, il PT non si pone il problema, e ai media brasiliani importa ancora meno. Gli unici che si preoccupano sono la gente comune, che non ha abbastanza coscienza, potere, e risorse per fare qualcosa. Il progetto del PT e’ di trasformare il Brasile in un enorme cnetrale di dittatura socialista. Ironicamante, i suoi sostenitori sostengono solitamente che odiano gli Stati Uniti e globalizzazione, , ma allo stesso tempo i loro capi sembrano andarci anche troppo d’accordo.

In sintesi, il PT ha vinto elezioni in ottobre (48% a Neves vs 52% a Roussef) e con la Roussef rieletta, l’agenda del São Paulo Forum continuera’ la sua marcia.
Per fortuna Aécio Neves ha denunciato i piani del PT a livello nazionale. La conseguenza diretta di cio’ è che le finalità socialiste del São Paulo Forum sono ora note in pubblico.
E ora veniamo agli effetti di tutti questo sull’ indipendentismo negli Stati del Sud.
Bene, se le elezioni si fossero limitate al sud del Brasile (l’area con il più alto livello di tassazione), Neves avrebbe hanno certamente vinto. Non sorprendentemente, fin dal giorno dopo le elezioni il separatismo e’ diventato il principale oggetto di discussione. Solo in Facebook i gruppi separatisti sono cresciuti fin quasi dle 300% negli ultimi due anni. Il fenomeno del separatismo, pur essendo spesso taciuto dai principali mezzi di comunicazione, dalle lobbies dell’istruzione e dai politici, ora è uno dei temi principali nei media.
Hashtag # #OSulÉOMeuPaís (The South is my Country) è stato uno dei più utilizzati su Twitter fin dal giorno dopo le elezioni. Liberali, moltissimi conservatori, alcuni esponenti del clero e anche militari hanno sposato la causa secessionista come un’opzione plausibile. Mentre avanza il processo d’impeachment (le elezioni brasiliane sono state messe in dubbio), la gente sembra sempre più propensa al separatismo.
La possibilita’ d’impeachment si sta materializzando specialmente ora che Petrobras (un’enorme impresa pubblica brasiliana) e’ fallita ed è stato accusata di parecchi frodi. Migliaia di persone hanno marciato per l’impeachment della presidenza Roussef, anche se questo non è stato menzionato dai media.
Agli occhi dei leader di O Sul É O Meu País, un movimento indipendentista che è stato fondato nel 1992, questo entusiasmo non e’ ancora ritenuto sufficientemente solido e la scleta politica e’ al momento quella di attenderee di non mescolare la Causa con i risultati delle recenti elezioni.
Tuttavia ils upporto elettorale e’ stato cosi’ forte che O Sul E’ O Meu Pais e’ ora piu’ forte che mai e continua a crescere. Intellettuali, imprenditori, politici, dirigenti della polizia, e anche esponenti militari hanno abbracciato la Causa. Molti lo fanno ancora, anche se altri che avevano pubblicamente ammesso il loro supporto si sono ritirati, probabilmente sotto pressione di media e politici. Ma in Internet, il Brasile è ancora diviso in due o più paesi, come era prima delle elezioni di ottobre.
E’ troppo presto per dire se queste elezioni avranno un impatto significativo sul movimento indipendentista.
Consapevole di questo, il PT ora intende reprimere la vvacita’ dei gruppi in Internet, proponendo d’imbavagliare i social media.
Purtroppo, come in molti altri paesi, media e governo vanno a braccetto in Brasile e vedono l’indipendentismo come fumo negli occhi.
Al fine di ottenere maggior rappresentazione si dovrebbero creare più movimenti indipendentisti. Ce n’e’ uno sola qui in Parana’, che è abbastanza forte. Un altro sta crescendo in San Paulo e si sta consolidando. Ma c’e’ bisogno di più gruppi per essere in grado di ottenere un livello di rappresentazione politica pari a quella che c’e’ in Quebec, per esempio.

Pedro Porto, agente di VA per lo stato di Parana’ (Brasil)

Links:
– http://www.olavodecarvalho.org/index.html -Filosofo brasiliano, analista conservatore ma in favore della svolta indipendentista. Forte oppositore del San Paulo Forum.
– http://www.Mises.org.br/ -una guida di stampo libertario per l’economia, che si adatta bene all’indipendentismo.
– h TTP://forodesaopaulo.org/ -questa è la pagina Web del Forum di São Paulo, l’organizzazione socialista dell’America Latina; il materiale è in portoghese e spagnolo;
– http://G1.globo.com/index.html – Versione portoghese del principali canale media del Brasile, si dice ci sia una versione in inglese;
– http://www.meusul.net/ – sito portoghese di Il Sud è il mio Paese (O Sul É O Meu País). Si può trovare lo statuto del movimento, i suoi obiettivi e il calendario degli eventi. Su questo movimento e’ possibile trovare ulteriori informazioni su Facebook;
– http://www.saopauloindependente.org/ -sito portoghese circa il São movimento di indipendenza di Paulo (Movimento São Paulo Independente).

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Rapporto da Cuba

Situazione della Repubblica Cubana ad inizio 2015.

 

Nell’ultimo periodo si sono intensificati gli scambi diplomatici tra gli USA e Cuba. Il miglioramento delle relazioni è stato favorito da pressioni provenienti dal mondo ebraico e da quello cattolico. Il Vaticano ha avuto una grande ascendenza sul governo cubano a partire dal viaggio a Cuba di Giovanni Paolo II e dalle relazioni che si erano instaurate tra il pontefice e Fidel Castro. Queste relazioni tra la Santa Sede ed il Governo cubano sono state garantite nell’ultimo periodo in particolare dall’Arcivescovo dell’Habana Ortega.

L’influente comunità ebraica a Cuba, invece, lamentava la difficoltà di comunicazione con le altre comunità legate alle forti restrizioni all’uso di internet presenti sull’isola. Le comunità ebraiche americane avrebbero fatto pressione su Obama per ottenere una liberalizzazione dell’utilizzo delle reti informatiche anche a costo di rinunciare all’embargo.

La mediazione di Papa Francesco sembra che sia stata determinante in questa trattativa che ha portato, tra l’altro, alla liberazione di alcuni prigionieri politici sia da parte americana che da parte cubana. Alla fine si è arrivati alla fine di un embargo che durava da oltre 50 anni.

Nel breve periodo il governo di Raul Castro ha promesso la diffusione di accesso ad internet da parte della popolazione e ad una intensificazione delle relazioni e degli scambi turistici con gli USA. Presto dovrebbe essere aperta anche l’ambasciata americana a l’Habana, sebbene sia presente da anni un edificio chiamato l‘Ufficio degli interessi americani (che funge un ruolo simile).

Questo miglioramento delle relazioni tra i due paesi non è stato accettato di buon grado dalle comunità cubane americane, che sono acerrime nemiche del governo cubano, anzi è stato interpretato come un cedimento. Anche una parte dei repubblicani ha mostrato diffidenza e si è ripromessa di contrastare questi accordi a livello del Congresso, dove ora i repubblicani hanno una maggioranza schiacciante.

L’evoluzione che prenderanno le cose è difficile da prevedere.

Sicuramente l’apertura ad internet determinerà nelle nuove generazioni una maggiore voglia di occidentalizzarsi e di conformarsi ai gusti e tendenze dei loro coetanei americani. Anche la facilità di comunicazione con gli amici e parenti in Florida determinerà le condizioni per una occidentalizzazione dell’isola. Questo nel medio termine pone le condizioni per profonde mutazioni sociali e politiche. D’altronde una uscita immediata e drastica dal sistema socialista porterebbe a gravi disordini e a gravi difficoltà economiche per una parte della popolazione. Credo che l’intenzione sia di un graduale ammorbidimento della repressione delle varie forme di dissidenza per arrivare ad una più piena democrazia.

A Cuba il turismo continua ad essere la prevalente voce di entrate, mentre alcuni problemi vengono dalla riduzione degli aiuti (in denaro e petrolio) provenienti dal Venezuela. La possibilità di tornare ad esportare i sigari cubani ed il Rum negli USA, potrebbe contribuire a riequilibrare la situazione.

In questo momento a Cuba è possibile acquistare e fare buoni investimenti, ma con l’apertura agli USA è anche possibile che quando i tempi saranno maturi, i tribunali internazionali riassegnino le proprietà immobiliari cubane ai proprietari ante rivoluzione o ai loro discendenti. Questa incertezza in prospettiva sulla determinazione delle proprietà, rende rischioso un investimento in tal senso.

 

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Dott. Giovanni Bertoldi

Consulente Diplomatico Veneto

Per la Repubblica di Cuba