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Le Alpi del Caucaso, tra scetticismo e investimenti…

Molto spesso gli operatori internazionali non tengono conto che la Russia è un insieme di Repubbliche Autonome dai nazionalismi mai sopiti ed in continua evoluzione. Basta andare al di fuori dei normali media però per scorgere delle realtà che appaiono come una polveriera poco sorvegliata e in procinto di fare grandi danni. Da questa visione di continua emergenza che ne scaturisce, dunque, non c’è da stupirsi se il Caucaso in generale e quello settentrionale in particolare (un nome su tutti “Cecenia”) abbia molto spesso allontanato potenziali imprenditori dediti al turismo. Eppure nel luglio 2011, a guardar bene le riviste specializzate e spulciando tra siti di geopolitica si poteva scorgere un importante apertura commerciale siglata dallo stesso Putin, che del Caucaso aveva fatto la sua vittoria politica e costruito la sua immagine di irreprensibile padre dei Russi. Vi era infatti un turbinio di idee, proposte e infine l’effettivo decreto della Federazione Russa per creare un polo turistico di primo piano tra le montagne caucasiche della Repubblica di Adighezia e del Territorio del Krasnodar. All’epoca le voci più insistenti erano che fosse una manovra in vista delle olimpiadi invernali, che si sarebbero svolte di li a poco nella vicina Sochi. In realtà il piano previsto era così particolareggiato e titanico che pareva difficile essere una montatura pubblicitaria. Ed in effetti non si capiva, e in parte non si capisce, come mai un’area con un potenziale così forte come il Caucaso settentrionale, non venisse sfruttato a dovere, sia in senso turistico, sia in quello minerario. La grande importanza strategica che ricopre la regione infatti ha sempre peccato di quell’instabilità data dai moti nazionalisti e religiosi, spesso antirussi, e mai pacifici. E quale modo migliore di pacificare l’area se non creare un economia in grado di proiettare le elite politiche e intellettuali in una visione più valorizzante del proprio territorio? La Russia si è adoperata proprio in questo. Terminati gli anni in cui l’area aveva bisogno solo ed esclusivamente del pugno di ferro per essere tenuta “tranquilla”, il Governo Federale ha optato per un addomesticamento intelligente. Sia ben chiaro, nulla accade dall’oggi al domani, e l’area caucasica mostra ancora tanti lati oscuri, specialmente in alcune Repubbliche che son tenute insieme solo da flebili organi politici, spesso corrotti, e mai rappresentativi, è il caso del Daghestan, e in parte di Cecenia e Inguscezia. Ma intanto dal 2011 ad oggi ha iniziato a prendere piede ed a evolversi quell’interessante piano che prende nome di “Northern Caucasus Resort” (http://www.ncrc.ru/). Partito come un progetto che puntava a creare il più grande distretto del turismo invernale al mondo, con opere da svolgersi in quasi tutte le Repubbliche Caucasiche prevedeva la costruzione di cinque moderni complessi di resort montani nei seguenti soggetti federali:

- Lagonaki (Distretto di Apsheron, Territorio di Krasnodar e Repubblica di Adighezia)

- Arkhyz ( Distretto di Zhelenchuk, Repubblica di Karačaevo-Circassia)

- Elbrus-Bezengi (Distretti di Chereks, Chegem e Elbrus, Repubblica di Kabardino-Balcaria

- Mamison (Distretti di Alagir e Iraf, Repubblica dell’Ossezia del Nord-Alania)

- Matlas (Distretto di Hunzahsky, Repubblica del Dagestan)

Prendendo ad esempio il caso di Arkhyz nella Repubblica Kabardino Balcaria, ciò che più stupisce è che i maggiori investitori diventano proprio i Governi. Solo ad Arkhyz infatti l’opera vede stanziamenti russi per 2 miliardi di euro, con partecipazioni a livello governativo di Francia e Austria. Il resort, ormai al termine dell’opera, ma già operativo, avrà una capacità di 45 mila ospiti, oltre 200 km di piste per sciare e un comparto alberghiero ausiliario con conseguente implemento delle linee elettriche e delle vie stradali locali. In parallelo è stato avviata la costruzione dell’aeroporto e dello stadio, con un finanziamento privato di 1 miliardo di euro. Se voleste prenotare una vacanza eccovi il link del resort: http://www.arhyz-resort.ru/

Questo unico progetto si inquadra in un più vasto piano che fra pochi anni sarà concluso e che vede già nuovi posti di lavoro, per un totale stimato di 250.000 occupati, con conseguente raddoppio della crescita economica dell’area dovuta all’attrazione massiccia di investimenti privati e soprattutto governativi, e al conseguente incremento del gettito fiscale. Secondo i dati ufficiali della Northern Caucasus Resorts, il programma includerà a lavori ultimati 897 km di piste sciistiche, 179 unità di skilift e 91.426 posti letto in appartamenti, cottage e hotel tra 3 e 5 stelle, per accogliere un flusso di turisti giornalieri intorno alle 150.000 unità. Il tutto senza dimenticare che a due passi dalle montagne Caucasiche vi è il Mar Nero, meta del turismo balneare di tutti i Russi, e che punta in parallelo ad un ammodernamento di tutte le strutture. Conclusa la panoramica del potenziale che sta investendo le Repubbliche Caucasiche russe bisogna sottolineare un punto. Abkhazia e Ossezia del Sud, le altre Repubbliche Caucasiche, ma indipendenti, stanno in questo periodo valutando il medesimo piano seguito dal vicino Russo. Più ancora l’Abkhazia, che è sempre stata tipicamente metà della villeggiatura estiva, inizia ora a svolgere lo sguardo verso investitori esteri, e in parte verso lo stesso confinante e alleato per sviluppare poli turistici invernali, in particolar modo nella magnifica zona del Lago Ritsa, dove in passato era già stato tentato dal Governo Sovietico degli anni che furono, la creazione di un rifugio per sciatori e alpinisti. La strada che si dipana per arrivare a questo angolo di paradiso nella provincia interna di Gagra rivela quanto sia stata poco battuta negli ultimi decenni, e in effetti i cacciatori interessati a esplorare le montagne in cerca di orsi sono più inclini ad usare l’elicottero che non l’auto per arrivare laggiù. I piani, a dire il vero sono in attesa di società private interessate a portare progetti e moneta sul tavolo del Governo Abkhazo, che, essendo poco avvezzo a previsioni di lungo periodo aspettano di essere guidati diligentemente per far fruttare il territorio montano, che hanno sempre amato, ma mai saputo gestire. L’area è pacificata da anni, ma non presenta centri abitati di qualche importanza, e in realtà anche i piccoli villaggi montani sono spariti durante la guerra degli anni novanta. Le idee dunque sono ambiziose, perché si punterebbe a portare molta manodopera abituata agli usi del turismo estivo della costa abkhaza, verso l’interno montuso. Ciò vorrebbe dire creare qualcosa da zero, un insediamento con pura vocazione turistica montana. A suo tempo per il medesimo scopo si era creata nella Repubblica di Adighezia un connubio con alcuni imprenditori trentini (unici nella penisola a mostrare interesse nello sviluppo turistico del Caucaso) che però era sfumato in un nulla di fatto. Per evitare che gli accordi scritti e le parole amichevoli rimangano solo tali i Governi Abkhazi e Sud Osseti hanno imparato ad essere spesso troppo diffidenti, com’è giusto per due nazioni che spesso in Europa sono tacciate di essere dei “non Stati”. Lasciando le opinioni e la politica da parte, è la stessa Russia che prima o poi si prenderà in carico lo sviluppo dei due paesi, anche facendosi garante diretto con imprenditori non russi, il che la dice lunga su quanto ha ancora da offrire il Caucaso e le sue Repubbliche.

Alessio Zilio

Consulente Diplomatico per l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud

E se i Veneti si dessero seriamente al non-profit?

di Beppe Mauro

In un momento di crisi economica ed occupazionale come quella che stiamo conoscendo attualmente, la salvaguardia degli standard di qualità di vita raggiunti, sia a livello personale che sociale, non puó prescindere dallo sviluppo di tutte le opportunità d’impresa e di lavoro, scoprendo nuovi settori di intervento e mutuando le virtuose esperienze già presenti in altri Paesi. Infatti è ormai passata dalle scrivanie degli specialisti alle tavole delle famiglie la dura consapevolezza che la crisi che stiamo vivendo non è la “solita” crisi ciclica a cui ci aveva abituato il periodico disallineamento tra domanda ed offorta o tra economia reale e finanza. Questa invece è una crisi sistemica che non passerà se non per chi – persone e imprese – sarà in grado di stare sul mercato, trovando dove e come sfruttare al meglio i propri talenti. Un settore ancora troppo trascurato in termini imprenditoriali ed occupazionali è il cosí detto “terzo settore” o settore non profit, costituito da tutte quelle molteplici attività contraddistinte da una utilità sociale che travalica – ma non esclude – la semplice dinamica del profitto come ragione d’impresa.

L’impresa sociale, a differenza della tradizionale impresa for profit, trova la ragione del suo esistere non nel profitto ma nel perseguimento di obiettivi di utilità sociale a difesa della salute, dell’ambiente, dei beni architettonici ed artistici o per la promozione di attività culturali, sportive, assistenziali. Questo peró non impedisce all’impresa sociale di operare con logiche economiche che ne garantiscano la sua sostenibilità, mediante la realizzazione di utili di bilancio e la giusta retribuzione dei lavoratori che ne garantiscono il funzionamento. In tale ambito, i Paesi anglossassoni e quelli intrisi di cultura calvinista sono molto piú avanti dei Paesi mediterranei. Questo forse per il preconcetto, prettamente cattolico, che essendo il denaro lo “sterco del diavolo”, esso sia inconciliabile con l’obiettivo di “fare del bene”, azione che in questi Paesi spesso diventa – appunto – sinonimo di “volontariato” secondo il principio che una buona azione o è disinteressata o non è una buona azione. Nell’occidente protestante, invece, si è radicato prima e più che altrove l’idea che si possano perseguire azioni virtuose e finalizzate al bene altrui o al bene sociale e che lo si possa fare per professione, guadagnandosi cosí onestamente da vivere.

Questi diversi approcci hanno naturalmente generato differenti contesti legislativi: piú aperti e ricchi di opportunità nel nord Europa e negli Usa, piú restrittivi e meno favorevoli all’imprenditorialità sociale nei Paesi mediterranei. Peró anche  in questi ultimi, pur in tempi piú recenti e sotto la spinta della crisi del welfare di Stato, si sono varate alcune norme che consentono di coniugare impresa e lavoro con finalità di interesse pubblico e utilità sociale. Il percorso storico sopra sommariamente descritto ha generato un gap tra i Paesi  avanzati nell’imprenditoria sociale e quelli che registrano invece un minor numero di soggetti economici attivi nel settore, meno capitalizzati e con minore presenza di addetti. Ma a fronte di analoghi livelli di domanda di servizi di utilità sociale – da quelli socio-sanitari e quelli culturali, da quelli sportivi a quelli assisteniali – il gap nell’offerta (aggravata dalla crisi delle tradizionali agenzie di erogazione di tali servizi, in primis Stato e Chiesa) rappresenta una importante opportunità imprenditoriale e lavorativa. Questo sia per chi voglia operare all’interno del proprio Paese, sia per chi desideri invece impegnarsi in progetti internazionali e transnazionali, beneficiando cosí delle relative normative e possibilità di finanziamento.

È utile ricordare, in chiusura, che l’imprenditoria sociale – svolgendo una funzione di supplenza allo stato sociale – è spesso premiata con normative di favore che riducono la pressione fiscale e, talvolta, il costo del lavoro con benefici fiscali e contributivi. Una ragione in piú per decidere di “produrre buone azioni”.

Dott. Giuseppe Mauro

Dottore commercialista esperto settore non-profit ed impresa sociale e progettazione nazionale ed internazionale

Incaricato d’Affari di Venetian Ambassadors per la Repubblica d’Argentina e il Regno Unito

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Rapporto da Cuba

Situazione della Repubblica Cubana ad inizio 2015.

 

Nell’ultimo periodo si sono intensificati gli scambi diplomatici tra gli USA e Cuba. Il miglioramento delle relazioni è stato favorito da pressioni provenienti dal mondo ebraico e da quello cattolico. Il Vaticano ha avuto una grande ascendenza sul governo cubano a partire dal viaggio a Cuba di Giovanni Paolo II e dalle relazioni che si erano instaurate tra il pontefice e Fidel Castro. Queste relazioni tra la Santa Sede ed il Governo cubano sono state garantite nell’ultimo periodo in particolare dall’Arcivescovo dell’Habana Ortega.

L’influente comunità ebraica a Cuba, invece, lamentava la difficoltà di comunicazione con le altre comunità legate alle forti restrizioni all’uso di internet presenti sull’isola. Le comunità ebraiche americane avrebbero fatto pressione su Obama per ottenere una liberalizzazione dell’utilizzo delle reti informatiche anche a costo di rinunciare all’embargo.

La mediazione di Papa Francesco sembra che sia stata determinante in questa trattativa che ha portato, tra l’altro, alla liberazione di alcuni prigionieri politici sia da parte americana che da parte cubana. Alla fine si è arrivati alla fine di un embargo che durava da oltre 50 anni.

Nel breve periodo il governo di Raul Castro ha promesso la diffusione di accesso ad internet da parte della popolazione e ad una intensificazione delle relazioni e degli scambi turistici con gli USA. Presto dovrebbe essere aperta anche l’ambasciata americana a l’Habana, sebbene sia presente da anni un edificio chiamato l‘Ufficio degli interessi americani (che funge un ruolo simile).

Questo miglioramento delle relazioni tra i due paesi non è stato accettato di buon grado dalle comunità cubane americane, che sono acerrime nemiche del governo cubano, anzi è stato interpretato come un cedimento. Anche una parte dei repubblicani ha mostrato diffidenza e si è ripromessa di contrastare questi accordi a livello del Congresso, dove ora i repubblicani hanno una maggioranza schiacciante.

L’evoluzione che prenderanno le cose è difficile da prevedere.

Sicuramente l’apertura ad internet determinerà nelle nuove generazioni una maggiore voglia di occidentalizzarsi e di conformarsi ai gusti e tendenze dei loro coetanei americani. Anche la facilità di comunicazione con gli amici e parenti in Florida determinerà le condizioni per una occidentalizzazione dell’isola. Questo nel medio termine pone le condizioni per profonde mutazioni sociali e politiche. D’altronde una uscita immediata e drastica dal sistema socialista porterebbe a gravi disordini e a gravi difficoltà economiche per una parte della popolazione. Credo che l’intenzione sia di un graduale ammorbidimento della repressione delle varie forme di dissidenza per arrivare ad una più piena democrazia.

A Cuba il turismo continua ad essere la prevalente voce di entrate, mentre alcuni problemi vengono dalla riduzione degli aiuti (in denaro e petrolio) provenienti dal Venezuela. La possibilità di tornare ad esportare i sigari cubani ed il Rum negli USA, potrebbe contribuire a riequilibrare la situazione.

In questo momento a Cuba è possibile acquistare e fare buoni investimenti, ma con l’apertura agli USA è anche possibile che quando i tempi saranno maturi, i tribunali internazionali riassegnino le proprietà immobiliari cubane ai proprietari ante rivoluzione o ai loro discendenti. Questa incertezza in prospettiva sulla determinazione delle proprietà, rende rischioso un investimento in tal senso.

 

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Dott. Giovanni Bertoldi

Consulente Diplomatico Veneto

Per la Repubblica di Cuba

 

Abkhazia terra d’investimenti!

Di Alessio Zillio, Consulente Diplomatico Veneto per la Repubblica di Abkhazia. Spesso un imprenditore interessato all’estero si trova a vagliare diverse possibilità di investimento prima di focalizzarsi sul giusto paese in cui conviene creare il proprio business e impegnare le proprie forze. Ma al giorno d’oggi molto passa inosserato per la disinformazione e nel mappamondo molte aree interessati dal punto di vista economico vengono tralasciate o snobbate, per paura o ignoranza. Ma il sogno di chi fa impresa all’estero rimane sempre quello di un territorio vergine, dove arrivare per primo e creare (in sicurezza) dal nulla.

La Repubblica di Abkhazia è una di queste mete sconosciute, uno Stato che a livello internazionale è tanto strategico per lo status quo geopolitico dell’area caucasica quanto poco conosciuto alla maggior parte della gente. Inclusi gli imprenditori. Esatto, perché il piccolo paese transcaucasico dal 1991 ad oggi rimane uno dei pochi paesi al mondo dove l’investimento straniero è arrivato in maniera sparuta.

1.1.Carta geopolitica della Repubblica di Abkhazia e stati confinanti

1.1. Carta geopolitica della Repubblica di Abkhazia e stati confinanti

Il motivo è presto detto. La Repubblica abkhaza infatti è uno Stato con un limitato riconoscimento internazionale avvenuto tra l’altro in tempi recenti, ovvero nel 2006 da parte di Venezuela, Nicaragua, Tuvalu, Nauru, Vanuatu e Russia, quest’ultima suo unico vero partner commerciale.

1.2 The Abkhazian Parliament to Sukhum

1.2 The Abkhazian Parliament to Sukhum

Fino al 2006 dunque, l’Abkhazia si presentava come una nazione forzatamente autosufficente, trovando in pochi attori commerciali esteri, quali i turchi, la possibilità di avere un’economia di export, basata sull’estrazione del carbone nel distretto montano di Tkvarchel. Da allora le politiche nazionali si sono volte al perseguimento di una sempre maggiore tutela ambientale, vero tesoro di questo paese, che attualmente trova nel turismo, sia estivo che invernale la sua vera vocazione. Ad oggi però gli imprenditori stranieri che hanno iniziato un processo di vera e propria ricostruzione economica nazionale sono quasi esclusivamente russi, con rari esempi di altre nazionalità. Gli investimenti da compiere sarebbero migliaia, ad iniziare da quelli delle infrastrutture, non bisogna dimenticare infatti che questa Repubblica nei primi anni ’90 combatté per ottenere la propria indipendenza, e a guerra terminata i danni maggiori furono proprio quelli infrastrutturali, a partire dalla sede storica del parlamento abkhazo.

Questo edificio è situato nel cuore della capitale, Sukhum, che nel 1992 divenne l’ultimo teatro della guerra di liberazione. A tutt’oggi due quinti della città sono ancora costituiti da palazzi e abitazioni pericolanti, alcuni di essi sono edifici storici di epoca sovietica, come il magnifico Hotel Abkhazia. La situazione generale della capitale rimane comunque di vivacità culturale (a Sukhum è presente l’unica Università abkhaza, anch’essa bisognosa di importanti restauri) ed economica, che però ha come cornice una città che ricorda ancora la guerra del 1991/92. L’attuale stato della capitale è in parte dovuto al fulmineo sviluppo della parte settentrionale della nazione, confinante con la Russia (la città di Sochi dista dal confine solo 4 km). Questa zona ebbe in passato la fortuna di non essere toccata dalla guerra, e godeva dunque di edifici funzionanti e atti ad ospitare, al momento del riconoscimento reciproco tra i due paesi, i migliaia di vacanzieri russi. Il piano di “recupero” di Sukhum però dovrebbe, se non annebbiare, ridimensionare l’importanza delle città di confine. I progetti vagliati dal Governo infatti indicano come fondamentali opere la nuova messa in funzione dell’aeroporto, distante pochi km dalla capitale, situato precisamente nell’adiacente provincia di Gulripsh, la ristrutturazione e l’implementazione della rete ferroviaria, che idealmente da Mosca dovrebbe arrivare fino all’Armenia, attraversando completamente l’Abkhazia, e in ultimo la creazione di un porto commerciale che attragga la massima capacità di merci, al pari di Sochi e Sebastopoli. Imprenditori russi si sono già fatti avanti, ma l’amministrazione abkhaza guarda con un un occhio di riguardo agli europei che concretamente vogliano far parte della ricostruzione della loro capitale. Alle infrastrutture prettamente economiche si affiancano poi tutti quegli interventi necessari per il buon funzionamento di una città che, secondo le previsioni, entro dieci anni ospiterà un flusso annuo di oltre 300,000 visitatori. Ciò comporta la costruzione di un efficiente rete ospedaliera, non solo locale ma nazionale e almeno nelle maggiori città (che sono nove), ciò aprirebbe un mercato anche ai settori farmaceutici e a coloro che realizzano macchine ad uso medico.

Il settore edilizio sarebbe dunque la base principale per cominciare una serie di riqualificazioni di tutte le aree a sud della capitale insieme a quello dei trasporti e allo sviluppo delle attività turistiche. Riguardo queste ultime è importante sapere che l’Abkhazia, affacciandosi sul Mar Nero gode di un periodo estivo molto lungo, che va da fine maggio ad inizio ottobre, con temperature medie di 24gradi. Solo la parte settentrionale ha avuto uno sviluppo turistico importante, avendo a disposizione infrastrutture adeguate, seppur obsolete, e non essendo stata toccata dalla guerra. La parte interna montana e quella meridionale invece hanno goduto di prosperità turistica solo in epoca sovietica.

Per le province meridionali si presenta uno scenario simile a quello riscontrato presso la capitale e dintorni, dunque grandi potenzialità ancora poco o nulla sfruttate, ciò ha dato a queste zone un’impronta prettamente agricola, vitivinicola e incentrata sull’allevamento dei tipici bovini abkhazi, di taglia ridotta, e che non è inusuale vedere a zonzo per i centri abitati.

I distretti di Gulripsh e Ochamchira inoltre godevano in passato dei benefici del turismo termale, che oggi si vanno riscoprendo con l’inizio del restauro di diversi ex sanatori sovietici. Il business attorno ai centri del benessere e alle spa avrebbe però bisogno di maggiori investitori, incentrati oltre che sul turismo anche sulla depurazione delle acque, sia ad uso sanitario che di ripristino delle strutture atte a fornire acqua potabile. Il territorio abkhazo è solcato in lungo e in largo da migliaia di torrenti che dal grande caucaso giungono a valle, e che in epoca sovietica costituivano la maggior risorsa per produrre energia idroelettrica.

Con l’avvento dell’indipendenza molte centrali per la produzione energetica sono state abbandonate ed avrebbero bisogno di sostanziali ammodernamenti, soprattutto con la crescita della popolazione sia locale che turistica che necessita di sempre maggiore energia. Passando all’Abkhazia interna si riscontra la penuria di tratti stradali adeguati a collegare i villaggi montani con i centri sul Mar Nero; lo sviluppo parallelo di strade sarebbe strategico per creare un flusso costante di turisti amanti della natura montana sia in periodo estivo che invernale.

1.3 Panorama dalle montagne abkhaze

1.3 Panorama dalle montagne abkhaze

Attualmente infatti le strutture turistiche sono praticamente inesistenti, l’unica degna di riguardo è situata presso il lago Ritsa, dove si alterna all’escursionismo estivo di media entità un breve periodo vacanziero invernale. In realtà l’Abkhazia potrebbe attrarre molti più turisti anche in periodi invernali se vi fossero strutture alberghiere e sciistiche al avanguardia. In particolare alcuni progetti privati individuano nella passata cooperazione tra la provincia autonoma di Trento e la Repubblica autonoma di Adighezia per la creazione di impianti sciistici un ottimo punto di partenza da imitare.

L’Abkhazia in ultima analisi rimane un paese dove più che mai si dà credito ai giovani e al loro futuro. Importanti cooperazioni tra comuni della penisola italiana e comuni abkhazi sono volti ad assicurare una maggiore mobilità per i giovani. Per favorire questi intenti il Governo abkhazo punta ad un fitto sviluppo di edifici scolastici per migliorare l’istruzione e reintrodurre l’abkhazo come unica lingua ufficiale di primaria importanza (ad oggi il russo è ancora la lingua più parlata), necessitando dunque di una rete informativa, di servizi informatici, pubblicitari e di produzione libraria che deve nuovamente partire dai giovani e per i giovani. Le modalità per investire in questo paese sono più che mai favorevoli all’imprenditore estero, e i campi in cui investire sono molti. Ad oggi l’Abkhazia ha stipulato un piano che permette importanti agevolazioni per chi abbia anche imprese in territorio russo e voglia delocalizzare, infatti le frontiere doganali tra i due paesi sono recentemente state abbattute, permettendo un libero scambio impensabile fino a qualche anno fa. L’Abkhazia costituisce un paese vicino e bellissimo, e per molti versi ancora incontaminato in cui poter creare rapporti economici sicuri e convenienti.

allessilio-zillio Alessio Zillio, Imprenditore, Consulente Diplomatico Veneto per la Repubblica di Abkhazia

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Rapporto Potenzialita’ Economia Verde in Danimarca per Imprenditori Veneti

Illustrissimo Popolo della nostra Serenissima Repubblica, come vostro Venetian Ambassador in Danimarca sono lieto di mandarvi questo primo rapporto, augurandomi possa attirare interesse e investimenti da parte di imprenditori veneti:

La Danimarca sta emergendo in modo strabiliante dalle nuove praterie della green economy e pochi lo sanno. Per questo e’ importante contare su una rete di contatti capillare come quella che VA sta consolidando anche quassu’. Occorre che noi Veneti ritroviamo lo spirito d’innovazione e l’immensa curiosita’ che fecero dei nostri antenati dei mercanti e degli esploratori di livello eccezionale per secoli

Ma prima una piccola introduzione:

Occorre sapere che nei paesi Scandinavi la penetrazione commerciale avviene tramite networking. Se si vuole avere successo bisogna venire presentati tramite networks, che di solito sono composti da pools di aziende oppure enti comunali o statali, prima di cominciare qualsiasi attività.

Vige la mentalità dello sharing; in pratica tramite i vari networks si creano e si condividono attività, conoscenze, esperienze e mercato, si fa squadra. In effetti la stessa parola concorrenza trova difficile collocamento vista la disposizione mentale a creare una specie di ” monopolio”.

Io attualmente faccio parte di diversi di questi network e, come servizio di VA, posso metterli tranquillamente a disposizione degli imprenditori veneti visto l’interesse e la novità delle tecnologie che sono gia’ a disposizione in Veneto e che sicuramente troveranno spazio e di conseguenza riscontro nel mercato nordico.

Ed ecco alcuni dati che assieme ai miei collaboratori crediamo possano essere di sicuro appeal:

1) Relativamente al settore ambientale ed in particolare per il settore dei rifiuti posso anticipare che in Danimarca non viene ancora fatta la raccolta differenziata. Si potrebbe creare una partnership con le aziende locali e proporre un progetto che preveda la raccolta il recupero il trattamento ed il riciclaggio di alcune tipologie di rifiuto che ad oggi non viene fatto (ad esempio carta e cartone, plastica, metallo, ecc.

2)Per quanto riguarda il settore sanitario e il Waste Infectious Treatment, crediamo che sia sicuramente un’attivita’ interessantissima visto la soluzione che offre per i rifiuti tossici ospedalieri, i quali ormai in tutta Europa devono per legge essere trattati in maniera molto efficace e sicura.

Il Governo Danese ha programmato una spesa di 9.8 Miliardi DKK Corone danesi corrispondenti ad € 1.313.250.000 circa per la ristrutturazione dei nosocomi ospedalieri inizialmente nell’isola di Sjellandia, l’isola dove si trova Copenhagen, e poi nel restante territorio danese per i prossimi 5 – 8 anni. Tale tecnologia, gia’ offerta da aziende innovative venete, si potrebbe installare presso gli enti ospedalieri o addirittura si potrebbe studiare assieme alle autorità del luogo un grande Centro Smaltimento che potrebbe servire diverse realtà ospedaliere.

Noi abbiamo valutato entrambe le soluzioni e crediamo siano entrambe valide. Naturalmente l’aspetto politico della scelta sarà importantissimo vista l’opportunità di avere tecnologie di avanguardia e l’opzione di nuovi posti di lavoro che in periodo di crisi fanno molto comodo sia alle comunità del luogo che al mondo politico stesso. In questo ambito si conterà su Network quali l’Associazione delle Industrie Danesi e relativi uffici o i Nework Areali /Territoriali a seconda del tipo di organizzazione in loco.

Naturalmente io considererei anche la possibilità di studiare l’installazione e conseguente creazione di posti di lavoro in aree piu’ depresse del territorio danese, non solo in quelle piu’ avanzate come l’isola della capitale.

3) Per quanto riguarda la mobilità elettrica, crediamo ci possano essere le condizioni migliori per promuovere gli scooter elettrici abbinati alle stazioni di ricarica con le centraline.

4) Nel campo delle energie rinnovabili non credo ci possano essere grandi opportunità per il fotovoltaico ma ci potrebbero essere nel settore del risparmio energetico con la tecnologia a LED dove ho visto avete un catalogo molto interessante e completo.

La nostra proposta è di creare una società in loco che possa promuovere le tecnologie venete direttamente quassu’ ed il mio consiglio va verso la creazione di una società di capitali detta APS che qui si può costituire con la modica cifra di 1 DKK che corrisponderebbe a 0,13€. In più si ha la possibilità di accantonare per 2 anni la cifra necessaria a perfezionare la società a livello finanziario, pe runa cifra fino a 58.000 DKK corrispondenti a circa €8.000.

Tale società avrebbe tutte le garanzie gestionali e di responsabilità di una società di capitali ed avrebbe l’opportunità di crescere fino a corporate senza che si richieda alcun cambiamento statutario.

Cosa molto importante la tassazione dei ricavi non potrà MAI essere superiore al 25%. La legge da addirittura l’opportunità di creare nell’ambito della corporation la possibilità di una realtà finanziaria dove far confluire gli utili non distribuiti ma destinati al fondo della finanziaria per poter così acquisire una certa indipendenza dal mercato bancario visti i chiari di luna dei giorni nostri.

I nostri commercialisti danesi sono gia’ a disposizione per imprenditori veneti presentati direttamente da VA. Abbiamo consulenti nei Boards delle più importanti aziende scandinave nonche’ ottimi rapporti con il Governo Danese. I nostri commercialisti sono a disposizione nell’assisetre gli start-ups di imprenditori veneti, portando le loro conoscenze tecnico legislative e il relativo network professionale.

Possono trovare anche eventuali Investors come Financial Partners della società che si intende costituire.

L’ambito di intervento potra’ essere quindi la Danimarca, la Norvegia, la Svezia con la possibilità, visti i contatti, di penetrare anche la Finlandia.

Penso che l’opportunità di creare questa nuova struttura rappresenti per gli imprenditori della nostra adorata Repubblica la possibilità di avere una base operativa in loco (ad un costo irrisorio) in grado di dare visibilità internazionale in modo autonomo alle eccellenti capacita’ dei Veneti, troppo spesso penalizzate dall’inefficiente rappresentanza diplomatica italiana .

Come sapete, qui le Istituzioni funzionano e le Leggi sono ben applicate. I costi della burocrazia sono chiari ed il tutto funziona via telematica con supporto delle autorità che con le aziende hanno una politica ”amichevole” visto l’interesse sociale che ricoproco.

Spero di essere stato esaustivo e chiaro in questo mio rapporto iniziale e spero ci sia la disponibilità di investire nel mercato Scandinavo dove infrastrutture e nuove ”Green Technologies ” sono più che benvenute.

Vi saluto tutti cordialmente e resto a vostra disposizione per qualsiasi informazione vi possa servire.

VI ses i Danmark!

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Stefano Nicoletto, Venetian Ambassador in Denmark

Kopenaghen, December 16th , 2014

DESTINATARIO: IL POPOLO DELLA REPUBBLICA VENETA

OGGETTO: RAPPORTO POTENZIALITA’ GREEN ECONOMY IN DANIMARCA PER IMPRENDITORI VENETI/01

MITTENTE: Stefano Nicoletto, Ambasciatore Veneto in Danimarca

LOCALITA’: Copenhagen

DATA: 16 dicembre 2014