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COME DAVIDE E GOLIA. MA LA FIONDA DEI CATALANI NON DISTURBA SOLO IL GOVERNO DI MADRID.

Ci mancava solo il Fondo Monetario Internazionale ad esprimere il suo disprezzo per gli indipendentisti catalani.

Ora l’equazione e’ completa: (Commissione UE + FMI + BCE) x (governi UE eurofili – governi UE euroscettici – Russia)/ fratto Papa Bergoglio = BOTTE DA ORBI AI POPOLI CHE RECLAMANO PIU’ LIBERTA’ E GIUSTIZIA IN CASA LORO.

O, semplificando i termini dell’equazione: Nuovo Ordine Mondiale versus NUOVISSIMO Mondo Multipolare.

Riviviamo in sostanza il paradigma medievale dei Due Soli quando Sacro Romano Impero e Teocrazia governavano il Mondo conosciuto di allora e chiunque si ribellasse veniva ferocemente represso. Alla fine pero’ la spuntarono proprio i LIBERI COMUNI e nacque un Rinascimento che poi ci avrebbe dato secoli di prosperità, civiltà, arte, cultura e sicuramente, tramite la riscoperta dei classici, il rifiorire di quei germogli di laicismo e democrazia che sarebbero poi maturati, fra corsi e ricorsi, paci e guerre, in tante Nazioni di oggi.

Sono proprio episodi come la dura repressione del diritto all’autodeterminazione dei Catalani, già anticipati dal dissenso verso l’indipendenza della Scozia (ricordate l’entrata a gamba tesa di Obama, Barroso e Lagarde a pochi giorni dal referendum?) e ora subito seguiti da dichiarazioni contro i referendum per l’autonomia di Lombardia e Veneto (peraltro costituzionali e legittimi) che ci consentono di vedere bene dietro la maschera delle elites finanziarie e bancarie che tacciano di “populismo” chiunque non obbedisca ai loro diktat.

E’ il volto truce e grifagno di chi non vuole mollare gli artigli dei poteri centrali che ne hanno consolidato i suoi privilegi nel tempo. Di chi detiene ancora la guida della “macchina del vapore” e non ha nessuna intenzione di lasciarla.
Si tratta in sostanza di totalitarismo economico, spero l’ultima (triste) coda del ‘900, il secolo dei totalitarismi ideologici e militari per eccellenza (come nel medioevo erano stati tutto sommato la Chiesa e i grandi Imperi).

Un totalitarismo che e’ pronto ad accettare compromessi con qualsiasi forma di teocrazia, Islam incluso, purché lo aiuti a debellare ogni forma di ribellione democratica dal basso. Come fare a mettere assieme la “teoria gender” con il Corano e’ infatti un mistero per tutti ma sappiamo che anche nel medioevo l’Impero talora proteggeva forme di eresia spiccata pur di minare il potere della Chiesa e che questa stessa spesso si alleava con monarchie feroci pur d’indebolire la potenza del Sacro Romano Impero. Era solo un gioco di specchi. Poco contava il contenuto delle idee e dei principi, anche dei più opposti tra di loro. L’unica cosa importante era MANTENERE il potere. Quando andava bene bastava la dottrina (oggi= media), quando andava male occorreva il PUGNO DI FERRO.

Un totalitarismo nuovo che ha scoperto come sia facile soggiogare intere comunità distruggendo le loro radici identitarie, culturali, etiche e religiose in virtù di un pari diritto al consumo, di un unico mercato, dove tutti siano solo e soltanto consumatori delle stesse cose. Ovviamente, delle cose che solo “loro” vendono. Meglio se prodotti di poche multinazionali che hanno tentacoli in ogni angolo del pianeta.
Squali che giorno dopo giorno si mangiano tutti i pesciolini che li circondano, in nome di un “mercato libero” che in realtà libero non e’ mai stato perché le regole le han dettate sempre loro. Nuovi tiranni… senza anima, senza identità, senza radici che hanno imposto etiche e mantra comuni per tutti per evitare che chiunque alzasse la testa e si ribellasse contro i loro esclusivi interessi.

Ma anche queste elites oggi stentano a durare. E cominciano a tremare. Le loro foglie non sono più verdi, la loro linfa viene meno.

E’ l’eterna lotta tra Davide e Golia. Pero’ sappiamo che alla fine sono proprio i piccoli che cambiano le cose. Forse sono più simpatici a Dio (per chi crede), forse e’ la naturale tendenza dell’evoluzione della specie che seleziona di volta in volta specie più adatte a sopravvivere alla diversificazione degli stimoli ambientali (“panta rei”, tutto scorre e cambia di continuo, diceva il filosofo Eraclito di Efeso).

E occhio che Davide e Golia, nell’esegesi biblica, non rappresentano solo due persone, due individui. Uno esprime l’anima di Israele, l’altro quella del mondo pagano. Sono l’anima di un Popolo nuovo, amato e protetto dal nuovo Dio Unico, e quella di un Popolo obsoleto (i Filistei), che Dio ha scartato e condannato al declino. La metafora e’ crudele ma efficace, anche per chi non e’ credente, nel far capire che Dio (per chi crede) o la Natura (per chi non crede) non tollera che qualcuno o qualcosa di questo mondo, rimanga per sempre al suo posto. Panta rei. Tutto cambia.

Non esiste Impero che prima o poi non vacilli e non si sgretoli. Non esiste Titano che prima o poi non sia risucchiato dagli Inferi.
E come accadde con l’affermarsi dei Comuni a partire dagli inizi del secondo millennio, così oggi sembra accadere con nuove spinte verso l’autodeterminazione delle comunità locali, e non solo per questioni identitarie storico-culturali ma anche di nuove specificità economiche e sociali.

Si sa. Al “Demonio” piace rimanere attaccato a questo Mondo e vi riesce spesso con astuzia formidabile, giocando sugli egoismi e i narcisismi individuali, e così dividendo tutti e mettendo tutti contro tutti. Ma c’e’ sempre qualcuno che gli si oppone. Pero’ la’ dove gli individui spesso falliscono, perché troppo deboli da soli, c’e’ sempre uno Spirito di Comunità che alla fine porta riequilibrio nelle cose.
E’ forse il senso dell’antica fiaba veneta di Sanguanel. Alla fine il bimbo ingenuo e capriccioso sequestrato ai suoi genitori dall’astuto Sanguanel (il diavolo) viene salvato non da un singolo eroe (un leader) e neanche dalle autorità (lo Stato) ma dal villaggio che si riunisce e lo cerca di notte, armato di torce e bastoni, finche’ lo trova e lo libera.

E’ lo Spirito della Comunità che fa il potere di una Nazione, cioe’ di un Popolo, non dei singoli e tanto meno di “leggi” e “costituzioni” (Antico Testamento e Corano inclusi, con tutto il mio massimo rispetto).

La fionda di Davide rappresenta proprio questo. E’ ancora un ragazzo troppo giovane per partecipare alla guerra con i potentissimi Filistei. I suoi fratelli, guerrieri più vecchi ed esperti di lui, lo avevano chiamato solo perche’ si occupasse dei rifornimenti. Era solo un pastorello, insomma. Non volevano neanche che ci provasse a combattere. Tantomeno a sfidare il campione più forte dei loro nemici: Golia.

Ma lui accetta la sfida, in barba a tutti.

“Davide sapeva che Dio lo avrebbe aiutato. Prese cinque pietre, prese la sua fionda e andò a combattere contro Golia (dal Libro Primo di Samuele 17:26–37).
Non e’ solo Davide, in realtà, che vince contro forze apparentemente impossibili da debellare.

E’ la forza del Popolo che lui rappresenta in quel momento, e’ la forza dell’intera comunità di Israele. E’ L’IDENTITA’ di quella precisa comunità, che Dio ha scelto PROPRIO per portare a termine il Suo disegno. Per questo vince, la’ dove i veri leader, le vere autorità, tutti i sacerdoti del suo Popolo stavano clamorosamente fallendo.

Davide e’ il POPOLO, in quel momento. E’ la forza dello Spirito di Comunita’ che gli fa tendere quell’esile fionda e far partire il proiettile che ucciderà il Gigante, fino ad allora creduto invincibile.

Povera Christine Lagarde con il suo fantomatico FMI. E chi come essa non ha ancora capito queste cose.

Panta rei. Tutto passa. E c’e’ sempre un Davide che cambia la storia di tutti i Popoli, non solo del suo. Così come c’e’ sempre una Comunità che cambia la storia di tutte le altre, non solo della sua.

Che sia per mano di Dio o della Natura, questo lo lascio alla vostra libertà di pensiero. La Storia e’ anche Mistero. Per questo non finisce mai di sorprenderci.

Giovanni Dalla-Valle
Director VA Foundation
Londra 7 ottobre 2017

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Questione Veneta: confessioni di un cittadino del Mondo perdutamente innamorato della Storia Infinita

5 anni fa’, entravo come una meteora nell’indipendentismo veneto. Il mio “battesimo” avvenne proprio alla Festa dei Veneti di quell’anno, in un’atmosfera calorosa e amichevole. E per giunta a Cittadella dove avevo trascorso i primi anni della mia infanzia; un borgo medievale incantevole, tenuto come un gioiello dall’amministrazione locale.

All’epoca lavoravo come “sherpa” per sdoganare la questione veneta presso lo Scottish National Party di cui ero membro. Non sapevano neanche dove fosse il Veneto, lassù, tra le ispide montagne delle Highlands. Ci riuscii a costo di enormi sacrifici e almeno una trentina di voli (fu allora che i venetisti mi appiopparono il soprannome di “ambasador” ). Credo che il vero “breakthrough” (successo) sia avvenuto pero’ con l’organizzazione dell’adesione degli indipendentisti veneti al primo Rally di Edimburgo, il 22 settembre 2012. Riuscimmo a fare una cosa davvero spettacolare, grazie anche all’aiuto di Raixe Venete. Bucammo il video. I nostri ragazzi, in felpa rossa per l’occasione, e le bandiere marciane finirono sulla prima pagina del Sunday Times.

Da allora l’indipendentismo veneto non sarebbe più stato una questione di nostalgia per frequentatori di archivi storici.

Una volta rotto il ghiaccio con il più potente partito indipendentista d’Europa, che e’ tra l’altro un partito di sinistra, le cose presero una piega alquanto costruttiva. Molti capirono che i principi dell’autodeterminazione dei Popoli sono valori etici universali, da estendere a tutte le comunità con forti radici identitarie e linguistiche e non monopolio di un manipolo di fanatici che aspirano alla secessione da “altri” solo per motivi di carattere fiscale (per quanto anche questi siano importanti) o per un romanticismo nostalgico e anacronistico. Si comincio’ ad usare più spesso il termine “autodeterminazione” e l’anno successivo lo stesso Alessio Morosin, noto leader indipendentista, pubblico’ un ottimo libro proprio con quel titolo.

Io, nel mio piccolo, cercai di diffondere una visione più ampia dell’importanza del “localism” come mi avevano insegnato gli Scots, più centrata su progetti concreti per aiutare le proprie comunità a risolvere i loro problemi quotidiani, che non sono solo di natura economica ma anche, spesso, sociale ed etica.

Le cose andarono bene per pochi mesi finche’ la smania della “carega” da parte dei soliti opportunisti prese il sopravvento. Bisognava correre a tutte le elezioni possibili (magari con una cinquantina di simboli diversi e candidati che non sapevano distinguere un libro da un sostegno per tavolini barcollanti) e puntare a entrare nelle amministrazioni locali. Molti erano ferocemente contro la Lega, spesso accusata di non aver fatto a sufficienza per l’autodeterminazione, ma quando poi si chiedeva loro di presentare progetti e raccogliere fondi sparivano tutti come neve al sole.

Piccola gente. Italiani medi. Sempre bravi a urlare in piazza il loro rancore contro tutto e contro tutti oppure a denigrare gli altri al Bar Sport, tra un bicchiere di Prosecco e una manciata di patatine.

Ma in realta’ spesso falliti cronici nella vita, se non addirittura psicopatici. Poveri loro. E pensare che se la Repubblica tornasse per davvero, sarebbero probabilmente i più emarginati. Molti di loro finirebbero quasi sicuramente nei Piombi o in un manicomio.

A loro discolpa, occorre anche dire che aiutare i Veneti non e’ mai stata cosa facile. C’e’ sempre quella testarda abitudine a non rischiare, a non tirar fuori soldi, a non sognare orizzonti nuovi che era tipica del contadino o del montanaro di un tempo, più spesso preoccupati che il cattivo tempo e le epidemie non gli rovinassero i raccolti o la caccia che tesi a far crescere un senso di comunità solido e permanente.

La questione dell’attrito tra Veneziani e Veneti d’entroterra e’ antica. Ma forse ha una senso proprio in quest’ottica. L’uomo di mare, che fosse un vichingo o un greco, un olandese o un veneziano era sempre abituato a solcare gli orizzonti dell’ignoto. Cioe’ a rischiare. Anche la propria vita e quella dei propri famigliari, non solo le sue fortune.

Lascio agli storici che parleranno al prossimo Convegno di Verona un giudizio più obiettivo su come effettivamente sia potuto avvenire il miracolo di una Repubblica così prospera e longeva.

Da un punto di vista antropologico, il mio giudizio e’ molto semplice. Il segreto della Serenissima era appunto quello: il controllo del Mare. Quella magica voglia di abbracciare l’ignoto ed esplorare l’infinito che fa grande e universale il valore di una civiltà umana.

E proprio mentre la Regina dell’Adriatico cominciava a declinare, un’altra regina, in carne e ossa, che si chiamava Elisabetta I, cominciava a capire l’importanza di quel fattore e a investire soldi per costruire la flotta più potente del Mondo. Fu così che nacque e si consolido’ l’impero britannico.
Ma quei Veneziani di un tempo erano anni luce distanti da tanti Veneti di oggi e anche di più da tanti Veneziani di oggi.

Molto più vicini pero’ a tanti imprenditori, professionisti, artisti e intellettuali veneti di oggi che ancora fanno grande il nome della nostra gente, e della civilta’ che hanno ereditato, in tutto il Mondo.

Il giorno in cui le comunità venete saranno di nuovo amministrate da capitani coraggiosi di questo tipo piuttosto che dagli scabini di un apparato statale fallito che va avanti spinto solo dalla propria inerzia, le Genti Venete torneranno a brillare nella Storia.

Il 19 settembre ci troviamo tutti a Verona per dare l’avvio vero (non solo mediatico) alla campagna per il referendum consultivo sull’Autonomia.

E’ un evento storico a cui tutti dovremmo andare perché ci consentirà di capire se noi siamo veramente pronti per un salto di qualità.

Quando dico noi, intendo TUTTI NOI, non solo i nostri politici. Se invece ci ritroveremo a starnazzare contro questo e contro quello come fanno le oche quando il contadino entra nel loro recinto per tirarne il collo e farne pate’, allora non meriteremo nessuna autonomia e tantomeno nessuna indipendenza.

All’assemblea di Verona, che apposta stiamo organizzando con coreografie magnifiche ed effetti scenici spettacolari, sogno di veder rinascere un nuovo spirito di comunità, di solidarietà (ricordo che raccoglieremo fondi per le vittime del default bancario), di coesione tra di noi.

Sogno di non assistere ad attacchi personali, battibecchi da mercato rionale, esternazioni da italiano medio. Sogno, fosse solo per una attimo, di vedere gente seria che seriamente riflette sui valori della civiltà che abbiamo ereditato ed espone le sue proposte, sia pure da posizioni diverse, su come perpetuarli.

Sogno di veder tornare a volare il Leone Alato che sta dentro il cuore di tutti noi, protagonisti della Storia …Veneti, Italiani, Europei che siamo.
E di vederlo felice di essere cavalcato da noi, come lo era il drago bianco che portava sul suo dorso il giovane protagonista de La Storia Infinita, ansioso di fermare l’avanzata del Nulla. Cioè di quella forza del Male che uccide tutti i nostri i nostri sogni e ferma la nostra voglia di vivere e creare.

Perche’ anche quella del Popolo Veneto e’ una storia infinita. E’ la storia di una Repubblica bella, buona e giusta che ancora ci accarezza e ancora ci parla e ci chiama. Un storia meravigliosa che nasce nella notte dei tempi e mai deve fermarsi. Una storia di principi e valori di civiltà che sono patrimonio dell’Umanità intera, non solo nostro.

Sogno di veder occhi spalancati davanti a nuovi orizzonti, nuove mete, nuovi mari da solcare con i nostri velieri e i nostri Capitani di oggi.
Sogno di sentir parlare di progetti d’investimento, di piani di studio, di missioni umanitarie. Di soldi, di teste, di entusiasmo da impiegare e di come e perché impiegarli.

Solo allora capiremo che i Grandi Veneti sono tornati. Che la Repubblica e’ tornata o per lo meno il suo Spirito. Che San Marco ci vuole ancora bene e ci sta aiutando di nuovo. Solo allora capiremo che val la pena di continuare con la nostra missione.

Giovanni Dalla-Valle
Direttore Fondazione Venetian Ambassadors

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ECCO PERCHE’ IL REFERENDUM SULL’AUTONOMIA DEL VENETO DI OTTOBRE E’ ANCHE UNO SMACCO AL VENETISMO DA SAGRA

Nonostante le divisioni fra indipendentisti, le baruffe chioggiotte, i tanki, i forconi, i finti dogi, i governi veneti auto-eletti e amenità varie, occorre constatare, numeri alla mano, che la voglia di auto-determinazione e’ cresciuta molto in Veneto negli ultimi anni.

Un indicatore semplice ma utile: se il 25 Aprile 2012 c’era a malapena una dozzina di persone a manifestare per l’orgoglio marciano in Piazza San Marco, nel 2014 erano più di tremila e nel 2016 lo stesso Comune di Venezia organizzava per la prima volta in 150 anni una manifestazione ad hoc con l’orchestra della Fenice e libertà di adesione con tanto di Gonfaloni per migliaia di noi, indipendentisti e non.

Solo di recente pero’ cominciamo a registrare lo sviluppo e il consolidamento di un piano di auto-determinazione serio che si ispira a modelli di successo come quello Scozzese e Catalano, pur molto lontani dalla situazione italiana ma sicuramente più realistici degli slogan venetisti che spesso ottengono due righe nei giornali locali ma non riescono mai a creare una massa critica.

Scrivevo ancora in un mio articolo su L’Indipendenza nel luglio del 2012 (secoli fa’ visto la velocità degli avvenimenti) quanto fosse importante lavorare per progetti seri e concreti, in grado di creare una massa critica di Veneti protesi all’autodeterminazione come i milioni di Scozzesi e Catalani che spesso vedevamo allora e vediamo (sempre di più) oggi marciare alla luce dei riflettori mediatici di tutto il Mondo.

E spiegavo anche che l’opera di consultazione dal basso dei problemi e delle istanze dei cittadini, come nelle tradizionali White Papers scozzesi (ma anche l’Assemblea Nacional Catalana fece cose simili), fosse un primo passo indispensabile per creare coinvolgimento, identificazione, movimento della popolazione in grandi numeri.

Non so se il nostro Governatore abbia mai letto quell’articolo ma sicuramente e’ l’unico (assieme a molti esponenti della Lega) che ha compreso la fondamentale importanza di un’opera del genere nel sensibilizzare i cittadini veneti la’ dove i cosiddetti venetisti non sono mai riusciti ad andare oltre chiacchiere da Bar Sport e slogan rancorosi contro l’Italia.

Con i risultati dei capitoli di consultazione per i vari settori istituzionali della Regione Veneto (economia, fisco, lavoro, pensioni ecc.) commissionata alla CGIA proprio dal nostro Governatore in vista del prossimo referendum sull’autonomia si completa, in pratica (e immagino senza saperlo), la prima fase del famoso Libro Bianco dei Veneti, il progetto di democrazia diretta che io e pochi altri avevamo tentato di realizzare nel 2014, dopo il successo mediatico del (pur controverso) referendum digitale di plebiscito.eu.

Un progetto molto ambizioso per cui ero riuscito a reclutare uno staff di quasi cento persone, divise in ben 25 gruppi di lavoro (chiamati capitoli) per ogni settore istituzionale delle nostre comunità (dalla dolomitica Sappada fino alla polesana Castelmassa, dalla veronese Sorga’ fino alla trevigiana Conegliano). Lavorammo duramente 8 mesi e, tramite l’ausilio di un sito online disegnato da un bravissimo esperto come Dritan Cami, riuscimmo a raccogliere montagne di documentazioni e a organizzare molti incontri territoriali (dove alla fine si esprimevano voti). Ma, guarda caso, il lavoro si areno’ proprio per i continui sabotaggi dei venetisti, sempre bravissimi a sparare contro chi rischia di metterli in ombra.

Peccato, perché il modo più efficace nel persuadere una coscienza individuale (e qualsiasi popolo alla fine e’ fatto di individui) ad abbracciare l’idea di cambiare radicalmente il corso storico e politico della propria comunità e’ proprio quello di fornire dati concreti sulla situazione attuale e stime realistiche su un futuro autonomo in tutti i settori che riguardano la vita quotidiana di QUELLA persona E (sottolineo) nel 2017, NON nel 1866 o nel 1797.

Cosi’, mentre gli amici venetisti (che non coincide necessariamente con indipendentisti) continuavano a perdere tempo tra monologhi nostalgici, riunioni “carbonare” o sbandieramenti di piazza che non sono mai riusciti a far passare il messaggio ai 5 milioni di Veneti che li circondavano, e’ stato proprio il nostro Governatore (spesso da loro criticato e diffamato) a prendersi cura della cosa. E questo, in un ipotetico campionato che avesse per Trofeo l’Auto-determinazione del Popolo Veneto, e’ sicuramente il primo goal!

Il secondo goal sta proprio nell’indire il referendum stesso sull’Autonomia. Contrariamente a quanto contestato (piu spesso urlato) da molti venetisti di oggi, l’evidenza storica dimostra che la concessione di maggiore autonomia a una data comunità fa crescere il desiderio di piena indipendenza, non il contrario. Così e’ stato per il Quebec, per la Scozia, per la Catalogna, per la Baviera ecc. Non esiste un esempio storico dove la concessione di autonomia abbia in qualche modo frenato la spinta verso rivendicazioni più estese di diritti all’autodeterminazione.

Si pensi alla Scozia (la realtà che conosco meglio avendo io stesso preso parte a molti dei loro eventi politici): nel 1989, quando in Scozia l’indipendentismo faceva al massimo presa sul 5% della popolazione, si approva il Claim of Rights, per la rivendicazione della legacy culturale e storica del Popolo Scozzese (un parallelo dello Statuto Regione veneto del 2012) e nasce la Scottish Convention, poi la Scottish Assembly pubblica la sua Blue Print Scotland’s Parliament (un documento simile a quello che potrebbe seguire il lavoro della CGIA di oggi), poi si celebra il Referendum sull’Autonomia nel 1997 che viene vinto con il 74% dei voti (passa con il 63% dei voti anche la richiesta di devoluzione fiscale), poi lo Scottish National Party guidato da un poderoso Alex Salmond prende progressivamente il controllo del Parlamento di Holyrood (maggioranza relativa nel 2007 e assoluta nel 2011)… i sondaggi intanto danno l’indipendentismo attorno al 25-30%… poi si fa il Referendum per l’Indipendenza (perso per 45% in favore a 55% contrari) nel 2014….L’anno prossimo pare si rifaccia e gli umori attuali (post-Brexit) suggeriscono una netta vittoria. Riuscite a leggere la progressione micidiale verso una piena auto-determinazione?

Dunque l’assioma propalato dai venetisti e basato sull’equazione Autonomia= Dipendenza da Roma e’ quantomai privo di fondamento. Caso mai il contrario: Autonomia = Più Indipendenza da Roma.

E questo e’ il secondo goal.

Il terzo goal del nostro Governatore, davanti all’incapacità progettuale ma anche alla scarsa fantasia dei “competitors” venetisti (specie quelli che tanto ce l’hanno con lui) riguarda la “porta” del marketing politico, cosa nota a qualsiasi buon politico ma completamente sconosciuta ai Masanielli da FB.

Qualsiasi spin doctor decente lo sa bene. Il successo politico di un evento storico, come lo e’ gia’ l’indizione di un referendum del genere, non sta solo nello spoglio elettorale che si svolgerà la notte successiva al giorno delle votazioni ma soprattutto nel volume d’informazione e propaganda che tale evento inevitabilmente richiede e spesso genera nei mesi precedenti la consultazione.

Lo sa anche un bravo event maker prima di organizzare un bel Party. Non e’ solo il numero d’invitati che faranno la differenza ma quanto se ne e’ parlato prima e quanti desidereranno andarci proprio perché eccitati dall’idea.

Il solo fatto di parlare di un referendum che può effettivamente cambiare molte cose dal punto di vista politico (più che pratico e immediato) nel destino delle comunità venete per via della presa di coscienza dei cittadini veneti dei loro problemi reali e del prospetto di soluzioni concrete (specie se documentate dai dati della CGIA) e’ di per se’ un propellente atomico sulla via dell’auto-determinazione.

In conclusione, credo sia tempo di renderci conto che un processo di auto-determinazione di un Popolo e’ un’operazione molto complessa che non può essere lasciata in balia di improvvisazioni e manifestazioni populiste da citazione sui giornali dopo la pagina del meteo. Perché arrivi in prima pagina (e soprattutto ci resti fino alla fine) occorre sia studiato e messo in pratica con l’aiuto di esperti e con la consultazione costante dei cittadini stessi (o per lo meno di campioni statistici significativi) che ne sono i primi destinatari.

Come diceva la famosa antropologa Margaret Mead durante i grandi movimenti sociali che scossero l’Occidente negli anni 60’: “ Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e responsabili possa cambiare il Mondo. In realtà, e’ l’unico modo in cui e’ sempre successo”.

Dr Giovanni Dalla-Valle
Direttore Fondazione Venetian Ambassadors,
organizzazione internazionale per la promozione e tutela dell’immagine, della cultura, degli interessi e dei diritti civili del Popolo Veneto nel Mondo

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CERCASI GIORNALISTI E REPORTER PER SEDE VA IN INGHILTERRA

CERCASI URGENTEMENTE GIORNALISTI E REPORTERS PER PARLARE DI NOI AL RESTO DEL MONDO!

La Fondazione Venetian Ambassadors e’ lieta di annunciare il lancio della prima agenzia di stampa veneta che opera a livello internazionale.

Si cercano neo-laureati o neo-diplomati eccitati dall’idea di svolgere un periodo di volontariato (pero’ con alloggio e vitto spesati) di almeno 8 settimane in UK per farsi un’esperienza STRAORDINARIA nel campo dell’informazione globale a favore del prossimo referendum sull’Autonomia della Regione Veneto.

I criteri di reclutamento sono:

– Sensibilità ai temi di attualita’, cultura, arte, storia e imprenditoria del Popolo Veneto.
Conoscenza Convenzione Quadro Minoranze Nazionali in Europa 1995, Statuto Regione Veneto 2012, Legge Regione Veneto 28/2016, procedimenti in corso per referendum Autonomia della Regione Veneto 2017.
– Minima esperienza in tecnologia della comunicazione mediatica
– Minima familiarità con lancio comunicati stampa, targeting di audience in socials, blogs e media tradizionali.
– Minima esperienza in scelta immagini fotografiche ad uso di cronaca
– Discreta dimestichezza con uso di video-camere e microfoni.
– Necessaria ottima conoscenza lingua inglese.
– Bella presenza, buone capacita’ di comunicazione e public relations.
– Non e’ indispensabile avere origine veneta (e nemmeno italiana) se si assolvono i criteri soprastanti.

Si prega di mandare il curriculum a freerepublic@venetianambassadors.org con scan di foto per uso professionale.