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Le Alpi del Caucaso, tra scetticismo e investimenti…

Molto spesso gli operatori internazionali non tengono conto che la Russia è un insieme di Repubbliche Autonome dai nazionalismi mai sopiti ed in continua evoluzione. Basta andare al di fuori dei normali media però per scorgere delle realtà che appaiono come una polveriera poco sorvegliata e in procinto di fare grandi danni. Da questa visione di continua emergenza che ne scaturisce, dunque, non c’è da stupirsi se il Caucaso in generale e quello settentrionale in particolare (un nome su tutti “Cecenia”) abbia molto spesso allontanato potenziali imprenditori dediti al turismo. Eppure nel luglio 2011, a guardar bene le riviste specializzate e spulciando tra siti di geopolitica si poteva scorgere un importante apertura commerciale siglata dallo stesso Putin, che del Caucaso aveva fatto la sua vittoria politica e costruito la sua immagine di irreprensibile padre dei Russi. Vi era infatti un turbinio di idee, proposte e infine l’effettivo decreto della Federazione Russa per creare un polo turistico di primo piano tra le montagne caucasiche della Repubblica di Adighezia e del Territorio del Krasnodar. All’epoca le voci più insistenti erano che fosse una manovra in vista delle olimpiadi invernali, che si sarebbero svolte di li a poco nella vicina Sochi. In realtà il piano previsto era così particolareggiato e titanico che pareva difficile essere una montatura pubblicitaria. Ed in effetti non si capiva, e in parte non si capisce, come mai un’area con un potenziale così forte come il Caucaso settentrionale, non venisse sfruttato a dovere, sia in senso turistico, sia in quello minerario. La grande importanza strategica che ricopre la regione infatti ha sempre peccato di quell’instabilità data dai moti nazionalisti e religiosi, spesso antirussi, e mai pacifici. E quale modo migliore di pacificare l’area se non creare un economia in grado di proiettare le elite politiche e intellettuali in una visione più valorizzante del proprio territorio? La Russia si è adoperata proprio in questo. Terminati gli anni in cui l’area aveva bisogno solo ed esclusivamente del pugno di ferro per essere tenuta “tranquilla”, il Governo Federale ha optato per un addomesticamento intelligente. Sia ben chiaro, nulla accade dall’oggi al domani, e l’area caucasica mostra ancora tanti lati oscuri, specialmente in alcune Repubbliche che son tenute insieme solo da flebili organi politici, spesso corrotti, e mai rappresentativi, è il caso del Daghestan, e in parte di Cecenia e Inguscezia. Ma intanto dal 2011 ad oggi ha iniziato a prendere piede ed a evolversi quell’interessante piano che prende nome di “Northern Caucasus Resort” (http://www.ncrc.ru/). Partito come un progetto che puntava a creare il più grande distretto del turismo invernale al mondo, con opere da svolgersi in quasi tutte le Repubbliche Caucasiche prevedeva la costruzione di cinque moderni complessi di resort montani nei seguenti soggetti federali:

- Lagonaki (Distretto di Apsheron, Territorio di Krasnodar e Repubblica di Adighezia)

- Arkhyz ( Distretto di Zhelenchuk, Repubblica di Karačaevo-Circassia)

- Elbrus-Bezengi (Distretti di Chereks, Chegem e Elbrus, Repubblica di Kabardino-Balcaria

- Mamison (Distretti di Alagir e Iraf, Repubblica dell’Ossezia del Nord-Alania)

- Matlas (Distretto di Hunzahsky, Repubblica del Dagestan)

Prendendo ad esempio il caso di Arkhyz nella Repubblica Kabardino Balcaria, ciò che più stupisce è che i maggiori investitori diventano proprio i Governi. Solo ad Arkhyz infatti l’opera vede stanziamenti russi per 2 miliardi di euro, con partecipazioni a livello governativo di Francia e Austria. Il resort, ormai al termine dell’opera, ma già operativo, avrà una capacità di 45 mila ospiti, oltre 200 km di piste per sciare e un comparto alberghiero ausiliario con conseguente implemento delle linee elettriche e delle vie stradali locali. In parallelo è stato avviata la costruzione dell’aeroporto e dello stadio, con un finanziamento privato di 1 miliardo di euro. Se voleste prenotare una vacanza eccovi il link del resort: http://www.arhyz-resort.ru/

Questo unico progetto si inquadra in un più vasto piano che fra pochi anni sarà concluso e che vede già nuovi posti di lavoro, per un totale stimato di 250.000 occupati, con conseguente raddoppio della crescita economica dell’area dovuta all’attrazione massiccia di investimenti privati e soprattutto governativi, e al conseguente incremento del gettito fiscale. Secondo i dati ufficiali della Northern Caucasus Resorts, il programma includerà a lavori ultimati 897 km di piste sciistiche, 179 unità di skilift e 91.426 posti letto in appartamenti, cottage e hotel tra 3 e 5 stelle, per accogliere un flusso di turisti giornalieri intorno alle 150.000 unità. Il tutto senza dimenticare che a due passi dalle montagne Caucasiche vi è il Mar Nero, meta del turismo balneare di tutti i Russi, e che punta in parallelo ad un ammodernamento di tutte le strutture. Conclusa la panoramica del potenziale che sta investendo le Repubbliche Caucasiche russe bisogna sottolineare un punto. Abkhazia e Ossezia del Sud, le altre Repubbliche Caucasiche, ma indipendenti, stanno in questo periodo valutando il medesimo piano seguito dal vicino Russo. Più ancora l’Abkhazia, che è sempre stata tipicamente metà della villeggiatura estiva, inizia ora a svolgere lo sguardo verso investitori esteri, e in parte verso lo stesso confinante e alleato per sviluppare poli turistici invernali, in particolar modo nella magnifica zona del Lago Ritsa, dove in passato era già stato tentato dal Governo Sovietico degli anni che furono, la creazione di un rifugio per sciatori e alpinisti. La strada che si dipana per arrivare a questo angolo di paradiso nella provincia interna di Gagra rivela quanto sia stata poco battuta negli ultimi decenni, e in effetti i cacciatori interessati a esplorare le montagne in cerca di orsi sono più inclini ad usare l’elicottero che non l’auto per arrivare laggiù. I piani, a dire il vero sono in attesa di società private interessate a portare progetti e moneta sul tavolo del Governo Abkhazo, che, essendo poco avvezzo a previsioni di lungo periodo aspettano di essere guidati diligentemente per far fruttare il territorio montano, che hanno sempre amato, ma mai saputo gestire. L’area è pacificata da anni, ma non presenta centri abitati di qualche importanza, e in realtà anche i piccoli villaggi montani sono spariti durante la guerra degli anni novanta. Le idee dunque sono ambiziose, perché si punterebbe a portare molta manodopera abituata agli usi del turismo estivo della costa abkhaza, verso l’interno montuso. Ciò vorrebbe dire creare qualcosa da zero, un insediamento con pura vocazione turistica montana. A suo tempo per il medesimo scopo si era creata nella Repubblica di Adighezia un connubio con alcuni imprenditori trentini (unici nella penisola a mostrare interesse nello sviluppo turistico del Caucaso) che però era sfumato in un nulla di fatto. Per evitare che gli accordi scritti e le parole amichevoli rimangano solo tali i Governi Abkhazi e Sud Osseti hanno imparato ad essere spesso troppo diffidenti, com’è giusto per due nazioni che spesso in Europa sono tacciate di essere dei “non Stati”. Lasciando le opinioni e la politica da parte, è la stessa Russia che prima o poi si prenderà in carico lo sviluppo dei due paesi, anche facendosi garante diretto con imprenditori non russi, il che la dice lunga su quanto ha ancora da offrire il Caucaso e le sue Repubbliche.

Alessio Zilio

Consulente Diplomatico per l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud