La fine del Venetismo e l’inizio di una nuova concezione del Veneto del ventunesimo secolo

L’indipendentismo veneto ha avuto una finestra magica tra il 2012 e il 2014 che molti ricorderanno per tutta la vita. Aperta la via al ritorno della lotta per l’autodeterminazione con la legge cosidetta turca del 2006 (legge 85/2006, attivita’ in favore dell’indipendenza non sono piu’ considerate un crimine), nuovi partiti e movimenti ricominciarono ad assemblarsi alla fine degli anni zero. La vecchia generazione venetista si raccolse quasi subito in due partiti, Partito Nasionae Veneto e Veneti per poi confluire in Veneto Stato nel 2010. Da qui dopo meno di due anni, a seguito dei soliti litigi interni, gemmarono Indipendenza Veneta e poi una miriade di altri partiti sempre piu’ piccoli e insignificanti (con una media di dieci soci ciascuno) fino a raggiungere il famigerato numero di 47 sigle con cui i cosiddetti “indipendentisti” veneti vorrebbero partecipare alle elezioni regionali del 31 maggio 2015, alcuni assieme alla Lega Nord (che NON E’ E NON PUO’ essere un partito indipendentista), altri contro. Forse, tutti assieme non piu’ del 1%-2%.
Una situazione molto penosa, dove non spiccano ne’ leaders capaci e competenti ne’ figure superpartes che potrebbero in qualche modo far da traino e catalizzatore di un indipendentismo efficace e ben organizzato nel territorio come per esempio quello scozzese o, pur se con riserve e dubbi autonomisti, quello catalano.

Peccato perche’ si e’ trattata di una finestra storica piu’ unica che rara. Una crisi economica che non si vedeva dal dopoguerra, con tassi di disoccupazione superiori al 13% (anche 30% sotto i 30 anni) in Veneto, suicidi drammatici 2-3 volte la media nazionale in tempi normali (il 25% del totale registrato in Italia dal 2009 al 2013 solo in Veneto), completa sfiducia nella classe dirigente italiana specie dopo il noto golpe di Napolitano a novembre del 2011 (sollevamento artificioso dall’ incarico di Silvio Berlusconi su indicazioni della UE e della Casa Bianca), una tassazione impossibile per qualsiasi imprenditore o anche investitore estero , e non ultima, l’arroganza di Bruxelles e dei suoi boiardi gia’ ferocemente attaccati in tutta Europa, dalla Francia lepenista di Marine Le Pen all’Inghilterra anti-UE dello UKIP di Nigel Farage, dall’autarchica e fiera Ungheria fino ovviamente al dominus del nuovo ethos anti-Nuovo Ordine Mondiale, alias la Russia di Vladimir Putin.

Una finestra magica in cui imprenditori, professionisti, intellettuali veneti sparsi in tutto il mondo si sono dati da fare giorno e notte per aiutare il Veneto a liberarsi dal fardello di un’Italia che essi odiano come il diavolo con l’acqua santa, proprio perche’ ne sono spesso fuggiti idrofobi e sono per questo rancorosi da una vita.
Una voglia matta di centinaia di migliaia di Veneti di dire NO a questa Italia e provare il famoso salto nel buio. Non quello di un improbabile ritorno alla Serenissima del 1797, obiettivo ambito solo da qualche centinaio di idealisti romantici e patetici, ma proprio quello di lanciare una NUOVA nazione nel mondo, forte di un Pil di circa 140 miliardi di euro all’anno.

Gli sforzi non sono mancati e sono stati eccezionali. Da quello di internazionalizzare la questione Veneta agganciandola al referendum scozzese tramite sherpa disumani come il Dr Giovanni Dalla-Valle che si fece carico di ben 86 voli per fare da liaison con lo Scottish National Party e copiarne il modello a quello di personaggi come un Alessio Morosin, autore di un testo eccellente sui principi dll’autodeterminazione com’e’ Autodeterminazione a quelli di nuovi aggiunti come l’avvocato Luca Azzano Cantarutti, molto vicino nel 2013 al raggiungimento di un’intesa tra tutti gli indipendentisti veneti. Poi il ritorno alla lotta in territorio di personaggi come l’imprenditore Lucio Chiavegato e di icone storiche come un Franco Rocchetta, padre storico dell’indipendentismo veneto, ritornato a combattere dopo quasi vent’anni di assenza dal palcoscenico politico. Sacrifici che in alcuni casi sono costati anche la prigione.
Ma tutto cio’ non e’ servito a superare quella realta’ di miriadi di fazioni, litigi, pugnalate alla schiena che da sempre caratterizza il venetismo e che in fondo ci dimostra che forse forse questi famosi “veneti” NON sono cosi’ affatto diversi dagli italiani.

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Cos’e’ mancato?

Prima di tutto, i soldi. Si’ perche’primo componente di una rivoluzione di successo sono proprio I SOLDI. Ci vogliono soldi per programmare una rivoluzione e le poche rivoluzioni di successo nella storia sono sempre state studiate a tavolino sulla base di risorse enormi (dal risorgimento italiano finanziato da Francia, Inghilterra e massoni fino al recentissimo colpo di stato in Ucraina, finanziato da UE e USA).
I veneti, o meglio “i venetisti” si sono invece dimostrati piu’ tegnosi dello stesso Pantaleone, personaggio avaro (e Venezianissimo) della commedia dell’arte e pretendevano di cambiare il destino di cinque milioni di persone facendo gazebo in piazza (spesso deserti) e serate di “informazione” con i soliti quattro gatti microfono-dipendenti. Dura cambiare la Storia in questo modo. Piu’ facile finire a livello di consenso da Bar Sport. In fondo, come insinua il malefico Toscani, i veneti un’ombra de vin non la negano nessuno.

I numeri parlano chiaro e sono impietosi: poco piu’ di centomila euro per un referendum consultativo per l’indipendenza gia’ sancito da una legge regionale (legge 16 del 12 giugno 2014). Posto che ognuno abbia messo una media di 20 euro a testa, il minimo richiesto, il risultato suggerisce circa 5,000 indipendentisti. Siamo a livelli da prefisso telefonico.
Soldi significa POTERE. Significa pubblicita’ e controllo dei media. Significa comprare alleati,se necessario. Lo sapevano bene i nostri antenati mercanti brillanti in tutto il Mondo. I venetisti invece non l’hanno mai capito e sono pure tegne.

Secondo, la mancanza di progetti. Chiunque abbia disperatamente cercato di invitare a sedersi e studiare testi costituzionali, White Papers, consultazioni popolari (il progetto Libro Bianco dei Veneti per ben dieci mesi promosso dallo stesso Dalla-Valle sull’esempio delle White Papers che hanno pavimentato il percorso per il referendum scozzese), appelli all’ONU (il gruppo di Gabriele de Pieri) e’ stato subito emarginato e poi ostracizzato dai capi dei partitini indipendentisti, paurosi forse che effettivamente si potessero creare momenti di coesione sociale e un’onda di indipendentismo dal basso, sul modello della democrazia diretta. In altre parole paurosi che qualcuno togliesse loro il “copyright” dell’indipendentismo. I soliti italiani, insomma, individualisti e pasticcioni come nei cinepattoni di Cristian De Sica e Massimo Boldi.

Terzo, la mancanza di codici etici di regolamentazione, sicche’ e’ stato possibile per buffoni e cialtroni di qualsiasi tipo inventarsi “plebisciti” da milioni di voti finti, hackerare siti di altri indipendentisti, creare zizzania e frenare o sabotare chiunque ce la stava davvero mettendo tutta.
Alla fine, come sempre accade, le persone intelligenti e concrete hanno abbandonato la scena, piu’ disgustate che spaventate dal livello di stupidita’ e dilettantismo di queste quattro macchiette da osteria. E sono restate solo loro, a farsi la guerra su facebook, unica arena dove effettivamente riescono a dare il meglio di se’. Ovviamente lo 0,000000001% degli utenti globali.

C’e’ una speranza? Poca ma c’e’. Bene o male la questione veneta e’ stata internazionalizzata. Bene o male pochi veneti intraprendenti e globali (piu’ che i venetisti xenofobi di quartiere) hanno bucato il video e sono riusciti a far parlare di Veneto nel resto del mondo.
Dalla Lega al Partito Democratico si comincia a capire l’enorme importanza di finestre e sportelli internazionali per imprenditori e professionisti veneti, di reti di rappresentanza, di brokeraggio “made in Veneto” sia economico che culturale. Venetian Ambassadors non e’ altro che la prima fondazione a farsi carico di questo ruolo, con il suo ethos prettamente umanitario e universale.
Ci vorranno anni per smarcarsi definitivamente dal venetismo idiota e ubriacone della maggioranza degli indipendentisti veneti di oggi ma i semi sono stati piantati e cominciano a germogliare.
Si capisce l’esigenza di un Veneto cosciente delle proprie forze prima di tutto, cosciente delle proprie risorse economiche e culturali e della propria vocazione universale a metterle a disposizione degli altri. Comincia a riafforare lo spirito autentico dei Veneti antichi da sempre aperti a popoli di ogni razza, da sempre consci che l’indipendenza di un popolo si legittima prima di tutto dall’esterno, cioe’ dal riconoscimento e apprezzamento di quel concetto da parte di altri Popoli indipendenti. Poiche’ nessuna comunita’ e’ un’isola e tutti siamo collegati gli uni con gli altri. Anni luce distante dalla xenofobia, ottusita’ e cialtroneria dei venetisti doc, che per giunta risultano spesso dannatamente italiani nel loro comportamento litigioso, permaloso, impulsivo, pigro e indolente davanti alla necessita’ di far squadra e lavorare in silenzio.

I veri indipendentisti veneti si stanno formando solo adesso. Sanno che occorreranno ancora 10, forse 20 anni prima di raggiungere lo stato in cui si trova la Scozia o la Catalogna adesso. Sanno che ci vogliono progetti, piani (A,B,C ecc.), linee guida, tempi programmati, strutture ideologiche ben articolate, ricorsi all’Onu, alleanze internazionali di prestigio.
Sanno SOPRATTUTTO che ci voglio SOLDI, SOLDI e ancora SOLDI per fare una rivoluzione seria.
Ed hanno infine una bellissima prerogativa: parlano spesso correttamente inglese, tedesco, spagnolo, russo, cinese, arabo. E non amano i monologhi. Ascoltano la gente e cercano di risolverne i problemi. Se parli troppo e fai l’italiano ti “licenziano” in tronco. A volte, anzi spesso, non sono nemmeno veneti (quindi anche meno italiani di tanti veneti e venetisti di oggi) ma amano il Veneto e il simbolo del Leone che e’ soprattutto un simbolo etico, quello di una Repubblica, di una Democrazia, di un concetto di Comunita’, di un concetto spiccatamente marciano di altruismo e universalita’ cattolica (da cattolico = universale), tutto l’opposto dell’individualismo e del narcisismo degli italianissimi venetisti che litigano fra loro per un posticino sotto scala in un consiglio regionale italiano.

Solo ragionando da statisti e non da Fantozzi si possono persuadere milioni di persone a formare una nuova Nazione. Parlando dei loro problemi di oggi. E disegnando ed eseguendo progetti in grado di risolverli NEL MONDO IN CUI VIVIAMO ADESSO. Non con i monologhi nostalgici, attaccati ai microfoni per ore, parlando dei massimi (ma inutili) “sistemi del mondo”, per poi gettarsi su un piatto di poenta e osei, tra
canti e scoregge gogliardiche.

Quella dei venetisti e’ solo cialtroneria ed e’ veramente giunto il tempo che scompaia per sempre. Siamo nel ventunesimo secolo, non nel 1797 e Napoleone e’ morto da un pezzo. Ma l’idea di una NUOVA Repubblica Veneta e’ piu’ viva che mai.

Samurai Nero di San Marco