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ECCO PERCHE’ IL REFERENDUM SULL’AUTONOMIA DEL VENETO DI OTTOBRE E’ ANCHE UNO SMACCO AL VENETISMO DA SAGRA

Nonostante le divisioni fra indipendentisti, le baruffe chioggiotte, i tanki, i forconi, i finti dogi, i governi veneti auto-eletti e amenità varie, occorre constatare, numeri alla mano, che la voglia di auto-determinazione e’ cresciuta molto in Veneto negli ultimi anni.

Un indicatore semplice ma utile: se il 25 Aprile 2012 c’era a malapena una dozzina di persone a manifestare per l’orgoglio marciano in Piazza San Marco, nel 2014 erano più di tremila e nel 2016 lo stesso Comune di Venezia organizzava per la prima volta in 150 anni una manifestazione ad hoc con l’orchestra della Fenice e libertà di adesione con tanto di Gonfaloni per migliaia di noi, indipendentisti e non.

Solo di recente pero’ cominciamo a registrare lo sviluppo e il consolidamento di un piano di auto-determinazione serio che si ispira a modelli di successo come quello Scozzese e Catalano, pur molto lontani dalla situazione italiana ma sicuramente più realistici degli slogan venetisti che spesso ottengono due righe nei giornali locali ma non riescono mai a creare una massa critica.

Scrivevo ancora in un mio articolo su L’Indipendenza nel luglio del 2012 (secoli fa’ visto la velocità degli avvenimenti) quanto fosse importante lavorare per progetti seri e concreti, in grado di creare una massa critica di Veneti protesi all’autodeterminazione come i milioni di Scozzesi e Catalani che spesso vedevamo allora e vediamo (sempre di più) oggi marciare alla luce dei riflettori mediatici di tutto il Mondo.

E spiegavo anche che l’opera di consultazione dal basso dei problemi e delle istanze dei cittadini, come nelle tradizionali White Papers scozzesi (ma anche l’Assemblea Nacional Catalana fece cose simili), fosse un primo passo indispensabile per creare coinvolgimento, identificazione, movimento della popolazione in grandi numeri.

Non so se il nostro Governatore abbia mai letto quell’articolo ma sicuramente e’ l’unico (assieme a molti esponenti della Lega) che ha compreso la fondamentale importanza di un’opera del genere nel sensibilizzare i cittadini veneti la’ dove i cosiddetti venetisti non sono mai riusciti ad andare oltre chiacchiere da Bar Sport e slogan rancorosi contro l’Italia.

Con i risultati dei capitoli di consultazione per i vari settori istituzionali della Regione Veneto (economia, fisco, lavoro, pensioni ecc.) commissionata alla CGIA proprio dal nostro Governatore in vista del prossimo referendum sull’autonomia si completa, in pratica (e immagino senza saperlo), la prima fase del famoso Libro Bianco dei Veneti, il progetto di democrazia diretta che io e pochi altri avevamo tentato di realizzare nel 2014, dopo il successo mediatico del (pur controverso) referendum digitale di plebiscito.eu.

Un progetto molto ambizioso per cui ero riuscito a reclutare uno staff di quasi cento persone, divise in ben 25 gruppi di lavoro (chiamati capitoli) per ogni settore istituzionale delle nostre comunità (dalla dolomitica Sappada fino alla polesana Castelmassa, dalla veronese Sorga’ fino alla trevigiana Conegliano). Lavorammo duramente 8 mesi e, tramite l’ausilio di un sito online disegnato da un bravissimo esperto come Dritan Cami, riuscimmo a raccogliere montagne di documentazioni e a organizzare molti incontri territoriali (dove alla fine si esprimevano voti). Ma, guarda caso, il lavoro si areno’ proprio per i continui sabotaggi dei venetisti, sempre bravissimi a sparare contro chi rischia di metterli in ombra.

Peccato, perché il modo più efficace nel persuadere una coscienza individuale (e qualsiasi popolo alla fine e’ fatto di individui) ad abbracciare l’idea di cambiare radicalmente il corso storico e politico della propria comunità e’ proprio quello di fornire dati concreti sulla situazione attuale e stime realistiche su un futuro autonomo in tutti i settori che riguardano la vita quotidiana di QUELLA persona E (sottolineo) nel 2017, NON nel 1866 o nel 1797.

Cosi’, mentre gli amici venetisti (che non coincide necessariamente con indipendentisti) continuavano a perdere tempo tra monologhi nostalgici, riunioni “carbonare” o sbandieramenti di piazza che non sono mai riusciti a far passare il messaggio ai 5 milioni di Veneti che li circondavano, e’ stato proprio il nostro Governatore (spesso da loro criticato e diffamato) a prendersi cura della cosa. E questo, in un ipotetico campionato che avesse per Trofeo l’Auto-determinazione del Popolo Veneto, e’ sicuramente il primo goal!

Il secondo goal sta proprio nell’indire il referendum stesso sull’Autonomia. Contrariamente a quanto contestato (piu spesso urlato) da molti venetisti di oggi, l’evidenza storica dimostra che la concessione di maggiore autonomia a una data comunità fa crescere il desiderio di piena indipendenza, non il contrario. Così e’ stato per il Quebec, per la Scozia, per la Catalogna, per la Baviera ecc. Non esiste un esempio storico dove la concessione di autonomia abbia in qualche modo frenato la spinta verso rivendicazioni più estese di diritti all’autodeterminazione.

Si pensi alla Scozia (la realtà che conosco meglio avendo io stesso preso parte a molti dei loro eventi politici): nel 1989, quando in Scozia l’indipendentismo faceva al massimo presa sul 5% della popolazione, si approva il Claim of Rights, per la rivendicazione della legacy culturale e storica del Popolo Scozzese (un parallelo dello Statuto Regione veneto del 2012) e nasce la Scottish Convention, poi la Scottish Assembly pubblica la sua Blue Print Scotland’s Parliament (un documento simile a quello che potrebbe seguire il lavoro della CGIA di oggi), poi si celebra il Referendum sull’Autonomia nel 1997 che viene vinto con il 74% dei voti (passa con il 63% dei voti anche la richiesta di devoluzione fiscale), poi lo Scottish National Party guidato da un poderoso Alex Salmond prende progressivamente il controllo del Parlamento di Holyrood (maggioranza relativa nel 2007 e assoluta nel 2011)… i sondaggi intanto danno l’indipendentismo attorno al 25-30%… poi si fa il Referendum per l’Indipendenza (perso per 45% in favore a 55% contrari) nel 2014….L’anno prossimo pare si rifaccia e gli umori attuali (post-Brexit) suggeriscono una netta vittoria. Riuscite a leggere la progressione micidiale verso una piena auto-determinazione?

Dunque l’assioma propalato dai venetisti e basato sull’equazione Autonomia= Dipendenza da Roma e’ quantomai privo di fondamento. Caso mai il contrario: Autonomia = Più Indipendenza da Roma.

E questo e’ il secondo goal.

Il terzo goal del nostro Governatore, davanti all’incapacità progettuale ma anche alla scarsa fantasia dei “competitors” venetisti (specie quelli che tanto ce l’hanno con lui) riguarda la “porta” del marketing politico, cosa nota a qualsiasi buon politico ma completamente sconosciuta ai Masanielli da FB.

Qualsiasi spin doctor decente lo sa bene. Il successo politico di un evento storico, come lo e’ gia’ l’indizione di un referendum del genere, non sta solo nello spoglio elettorale che si svolgerà la notte successiva al giorno delle votazioni ma soprattutto nel volume d’informazione e propaganda che tale evento inevitabilmente richiede e spesso genera nei mesi precedenti la consultazione.

Lo sa anche un bravo event maker prima di organizzare un bel Party. Non e’ solo il numero d’invitati che faranno la differenza ma quanto se ne e’ parlato prima e quanti desidereranno andarci proprio perché eccitati dall’idea.

Il solo fatto di parlare di un referendum che può effettivamente cambiare molte cose dal punto di vista politico (più che pratico e immediato) nel destino delle comunità venete per via della presa di coscienza dei cittadini veneti dei loro problemi reali e del prospetto di soluzioni concrete (specie se documentate dai dati della CGIA) e’ di per se’ un propellente atomico sulla via dell’auto-determinazione.

In conclusione, credo sia tempo di renderci conto che un processo di auto-determinazione di un Popolo e’ un’operazione molto complessa che non può essere lasciata in balia di improvvisazioni e manifestazioni populiste da citazione sui giornali dopo la pagina del meteo. Perché arrivi in prima pagina (e soprattutto ci resti fino alla fine) occorre sia studiato e messo in pratica con l’aiuto di esperti e con la consultazione costante dei cittadini stessi (o per lo meno di campioni statistici significativi) che ne sono i primi destinatari.

Come diceva la famosa antropologa Margaret Mead durante i grandi movimenti sociali che scossero l’Occidente negli anni 60’: “ Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e responsabili possa cambiare il Mondo. In realtà, e’ l’unico modo in cui e’ sempre successo”.

Dr Giovanni Dalla-Valle
Direttore Fondazione Venetian Ambassadors,
organizzazione internazionale per la promozione e tutela dell’immagine, della cultura, degli interessi e dei diritti civili del Popolo Veneto nel Mondo