Monthly Archives: marzo 2015

10494474_10152316940308598_379174402459077970_o

Le Alpi del Caucaso, tra scetticismo e investimenti…

Molto spesso gli operatori internazionali non tengono conto che la Russia è un insieme di Repubbliche Autonome dai nazionalismi mai sopiti ed in continua evoluzione. Basta andare al di fuori dei normali media però per scorgere delle realtà che appaiono come una polveriera poco sorvegliata e in procinto di fare grandi danni. Da questa visione di continua emergenza che ne scaturisce, dunque, non c’è da stupirsi se il Caucaso in generale e quello settentrionale in particolare (un nome su tutti “Cecenia”) abbia molto spesso allontanato potenziali imprenditori dediti al turismo. Eppure nel luglio 2011, a guardar bene le riviste specializzate e spulciando tra siti di geopolitica si poteva scorgere un importante apertura commerciale siglata dallo stesso Putin, che del Caucaso aveva fatto la sua vittoria politica e costruito la sua immagine di irreprensibile padre dei Russi. Vi era infatti un turbinio di idee, proposte e infine l’effettivo decreto della Federazione Russa per creare un polo turistico di primo piano tra le montagne caucasiche della Repubblica di Adighezia e del Territorio del Krasnodar. All’epoca le voci più insistenti erano che fosse una manovra in vista delle olimpiadi invernali, che si sarebbero svolte di li a poco nella vicina Sochi. In realtà il piano previsto era così particolareggiato e titanico che pareva difficile essere una montatura pubblicitaria. Ed in effetti non si capiva, e in parte non si capisce, come mai un’area con un potenziale così forte come il Caucaso settentrionale, non venisse sfruttato a dovere, sia in senso turistico, sia in quello minerario. La grande importanza strategica che ricopre la regione infatti ha sempre peccato di quell’instabilità data dai moti nazionalisti e religiosi, spesso antirussi, e mai pacifici. E quale modo migliore di pacificare l’area se non creare un economia in grado di proiettare le elite politiche e intellettuali in una visione più valorizzante del proprio territorio? La Russia si è adoperata proprio in questo. Terminati gli anni in cui l’area aveva bisogno solo ed esclusivamente del pugno di ferro per essere tenuta “tranquilla”, il Governo Federale ha optato per un addomesticamento intelligente. Sia ben chiaro, nulla accade dall’oggi al domani, e l’area caucasica mostra ancora tanti lati oscuri, specialmente in alcune Repubbliche che son tenute insieme solo da flebili organi politici, spesso corrotti, e mai rappresentativi, è il caso del Daghestan, e in parte di Cecenia e Inguscezia. Ma intanto dal 2011 ad oggi ha iniziato a prendere piede ed a evolversi quell’interessante piano che prende nome di “Northern Caucasus Resort” (http://www.ncrc.ru/). Partito come un progetto che puntava a creare il più grande distretto del turismo invernale al mondo, con opere da svolgersi in quasi tutte le Repubbliche Caucasiche prevedeva la costruzione di cinque moderni complessi di resort montani nei seguenti soggetti federali:

- Lagonaki (Distretto di Apsheron, Territorio di Krasnodar e Repubblica di Adighezia)

- Arkhyz ( Distretto di Zhelenchuk, Repubblica di Karačaevo-Circassia)

- Elbrus-Bezengi (Distretti di Chereks, Chegem e Elbrus, Repubblica di Kabardino-Balcaria

- Mamison (Distretti di Alagir e Iraf, Repubblica dell’Ossezia del Nord-Alania)

- Matlas (Distretto di Hunzahsky, Repubblica del Dagestan)

Prendendo ad esempio il caso di Arkhyz nella Repubblica Kabardino Balcaria, ciò che più stupisce è che i maggiori investitori diventano proprio i Governi. Solo ad Arkhyz infatti l’opera vede stanziamenti russi per 2 miliardi di euro, con partecipazioni a livello governativo di Francia e Austria. Il resort, ormai al termine dell’opera, ma già operativo, avrà una capacità di 45 mila ospiti, oltre 200 km di piste per sciare e un comparto alberghiero ausiliario con conseguente implemento delle linee elettriche e delle vie stradali locali. In parallelo è stato avviata la costruzione dell’aeroporto e dello stadio, con un finanziamento privato di 1 miliardo di euro. Se voleste prenotare una vacanza eccovi il link del resort: http://www.arhyz-resort.ru/

Questo unico progetto si inquadra in un più vasto piano che fra pochi anni sarà concluso e che vede già nuovi posti di lavoro, per un totale stimato di 250.000 occupati, con conseguente raddoppio della crescita economica dell’area dovuta all’attrazione massiccia di investimenti privati e soprattutto governativi, e al conseguente incremento del gettito fiscale. Secondo i dati ufficiali della Northern Caucasus Resorts, il programma includerà a lavori ultimati 897 km di piste sciistiche, 179 unità di skilift e 91.426 posti letto in appartamenti, cottage e hotel tra 3 e 5 stelle, per accogliere un flusso di turisti giornalieri intorno alle 150.000 unità. Il tutto senza dimenticare che a due passi dalle montagne Caucasiche vi è il Mar Nero, meta del turismo balneare di tutti i Russi, e che punta in parallelo ad un ammodernamento di tutte le strutture. Conclusa la panoramica del potenziale che sta investendo le Repubbliche Caucasiche russe bisogna sottolineare un punto. Abkhazia e Ossezia del Sud, le altre Repubbliche Caucasiche, ma indipendenti, stanno in questo periodo valutando il medesimo piano seguito dal vicino Russo. Più ancora l’Abkhazia, che è sempre stata tipicamente metà della villeggiatura estiva, inizia ora a svolgere lo sguardo verso investitori esteri, e in parte verso lo stesso confinante e alleato per sviluppare poli turistici invernali, in particolar modo nella magnifica zona del Lago Ritsa, dove in passato era già stato tentato dal Governo Sovietico degli anni che furono, la creazione di un rifugio per sciatori e alpinisti. La strada che si dipana per arrivare a questo angolo di paradiso nella provincia interna di Gagra rivela quanto sia stata poco battuta negli ultimi decenni, e in effetti i cacciatori interessati a esplorare le montagne in cerca di orsi sono più inclini ad usare l’elicottero che non l’auto per arrivare laggiù. I piani, a dire il vero sono in attesa di società private interessate a portare progetti e moneta sul tavolo del Governo Abkhazo, che, essendo poco avvezzo a previsioni di lungo periodo aspettano di essere guidati diligentemente per far fruttare il territorio montano, che hanno sempre amato, ma mai saputo gestire. L’area è pacificata da anni, ma non presenta centri abitati di qualche importanza, e in realtà anche i piccoli villaggi montani sono spariti durante la guerra degli anni novanta. Le idee dunque sono ambiziose, perché si punterebbe a portare molta manodopera abituata agli usi del turismo estivo della costa abkhaza, verso l’interno montuso. Ciò vorrebbe dire creare qualcosa da zero, un insediamento con pura vocazione turistica montana. A suo tempo per il medesimo scopo si era creata nella Repubblica di Adighezia un connubio con alcuni imprenditori trentini (unici nella penisola a mostrare interesse nello sviluppo turistico del Caucaso) che però era sfumato in un nulla di fatto. Per evitare che gli accordi scritti e le parole amichevoli rimangano solo tali i Governi Abkhazi e Sud Osseti hanno imparato ad essere spesso troppo diffidenti, com’è giusto per due nazioni che spesso in Europa sono tacciate di essere dei “non Stati”. Lasciando le opinioni e la politica da parte, è la stessa Russia che prima o poi si prenderà in carico lo sviluppo dei due paesi, anche facendosi garante diretto con imprenditori non russi, il che la dice lunga su quanto ha ancora da offrire il Caucaso e le sue Repubbliche.

Alessio Zilio

Consulente Diplomatico per l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud

E se i Veneti si dessero seriamente al non-profit?

di Beppe Mauro

In un momento di crisi economica ed occupazionale come quella che stiamo conoscendo attualmente, la salvaguardia degli standard di qualità di vita raggiunti, sia a livello personale che sociale, non puó prescindere dallo sviluppo di tutte le opportunità d’impresa e di lavoro, scoprendo nuovi settori di intervento e mutuando le virtuose esperienze già presenti in altri Paesi. Infatti è ormai passata dalle scrivanie degli specialisti alle tavole delle famiglie la dura consapevolezza che la crisi che stiamo vivendo non è la “solita” crisi ciclica a cui ci aveva abituato il periodico disallineamento tra domanda ed offorta o tra economia reale e finanza. Questa invece è una crisi sistemica che non passerà se non per chi – persone e imprese – sarà in grado di stare sul mercato, trovando dove e come sfruttare al meglio i propri talenti. Un settore ancora troppo trascurato in termini imprenditoriali ed occupazionali è il cosí detto “terzo settore” o settore non profit, costituito da tutte quelle molteplici attività contraddistinte da una utilità sociale che travalica – ma non esclude – la semplice dinamica del profitto come ragione d’impresa.

L’impresa sociale, a differenza della tradizionale impresa for profit, trova la ragione del suo esistere non nel profitto ma nel perseguimento di obiettivi di utilità sociale a difesa della salute, dell’ambiente, dei beni architettonici ed artistici o per la promozione di attività culturali, sportive, assistenziali. Questo peró non impedisce all’impresa sociale di operare con logiche economiche che ne garantiscano la sua sostenibilità, mediante la realizzazione di utili di bilancio e la giusta retribuzione dei lavoratori che ne garantiscono il funzionamento. In tale ambito, i Paesi anglossassoni e quelli intrisi di cultura calvinista sono molto piú avanti dei Paesi mediterranei. Questo forse per il preconcetto, prettamente cattolico, che essendo il denaro lo “sterco del diavolo”, esso sia inconciliabile con l’obiettivo di “fare del bene”, azione che in questi Paesi spesso diventa – appunto – sinonimo di “volontariato” secondo il principio che una buona azione o è disinteressata o non è una buona azione. Nell’occidente protestante, invece, si è radicato prima e più che altrove l’idea che si possano perseguire azioni virtuose e finalizzate al bene altrui o al bene sociale e che lo si possa fare per professione, guadagnandosi cosí onestamente da vivere.

Questi diversi approcci hanno naturalmente generato differenti contesti legislativi: piú aperti e ricchi di opportunità nel nord Europa e negli Usa, piú restrittivi e meno favorevoli all’imprenditorialità sociale nei Paesi mediterranei. Peró anche  in questi ultimi, pur in tempi piú recenti e sotto la spinta della crisi del welfare di Stato, si sono varate alcune norme che consentono di coniugare impresa e lavoro con finalità di interesse pubblico e utilità sociale. Il percorso storico sopra sommariamente descritto ha generato un gap tra i Paesi  avanzati nell’imprenditoria sociale e quelli che registrano invece un minor numero di soggetti economici attivi nel settore, meno capitalizzati e con minore presenza di addetti. Ma a fronte di analoghi livelli di domanda di servizi di utilità sociale – da quelli socio-sanitari e quelli culturali, da quelli sportivi a quelli assisteniali – il gap nell’offerta (aggravata dalla crisi delle tradizionali agenzie di erogazione di tali servizi, in primis Stato e Chiesa) rappresenta una importante opportunità imprenditoriale e lavorativa. Questo sia per chi voglia operare all’interno del proprio Paese, sia per chi desideri invece impegnarsi in progetti internazionali e transnazionali, beneficiando cosí delle relative normative e possibilità di finanziamento.

È utile ricordare, in chiusura, che l’imprenditoria sociale – svolgendo una funzione di supplenza allo stato sociale – è spesso premiata con normative di favore che riducono la pressione fiscale e, talvolta, il costo del lavoro con benefici fiscali e contributivi. Una ragione in piú per decidere di “produrre buone azioni”.

Dott. Giuseppe Mauro

Dottore commercialista esperto settore non-profit ed impresa sociale e progettazione nazionale ed internazionale

Incaricato d’Affari di Venetian Ambassadors per la Repubblica d’Argentina e il Regno Unito

Vola la cultura berbera tra le dolci note di Amnay

Amnay (Abdelhadi Idrissi)

I berberi , nella loro stessa lingua, Imazighen (al singolare Amazigh), che significherebbe in origine “uomini liberi”, sono i primi abitanti del Marocco e del Nordafrica. Anche se la maggior parte dei nordafricani sono etnicamente dei berberi, oggi la designazione di “berberi” viene usata solo per coloro che parlano ancora la lingua berbera, detta tamazight.
La maggior parte degli arabofoni nel Nord Africa sono di etnia e cultura berbera ma si considerano arabi perché con il passare dei secoli si sono progressivamente arabizzati e le politiche dei paesi nordafricani guardano al mondo arabo ed ignorano la popolazione autoctona.
Il paese con la maggior percentuale di berberi è oggi il Regno del Marocco. È molto difficile dire con precisione quale sia la percentuale di “berberi” in questo paese, perché la popolazione marocchina si è molto mescolata ed è quasi impossibile dire chi sono i berberi e chi gli arabi. Stime ufficiali non esistono, e le cifre che vengono fatte circolare, secondo le quali la maggior parte dei marocchini sono arabofoni e non berberofoni, sono probabilmente errate.
Oggi in Marocco la presenza dei berberi è forte nel Sud (regione del Sous), nel centro (i monti dell’Atlante) e infine al nord (la regione del Rif). Gli arabofoni sono concentrati nelle grandi città, ma anche lì la popolazione è tuttora in gran parte berberofona. In Marocco ci sono tre varietà di berbero: tarifit al nord, tamazight al centro e tashelhit al sud.
Amnay nome d’arte di Abdelhadi Idrissi, è nato nel 1989 a Taltnamart un piccolo villaggio nel comune di Kelaat Mgouna nel Sud-est del Marocco. Amnay è un cantautore, poeta e militante.
Amnay è nato in una famiglia di modeste condizione che ama l’arte e la cultura amazigh. All’età di 13 anni costruì il suo primo strumento musicale da cui ha prodotto le sue prime melodie. All’inizio riproduceva le canzoni cantate dai suo cantanti preferiti come Idir, Oulahlou, e Mallal. Qualche anno dopo Amnay ha composto la sua prima canzone Tilelli (libertà) con l’aiuto della sua famiglia.
Nel 2006 partecipò a una serata musicale organizzata da un’associazione della sua regione per il nuovo anno amazigh 2956 , e da quel giorno Amnay ha dato un altro senso alla sua vita, frequentando le associazioni del MCA (Movimento Culturale Amazigh), cantando per la libertà, le donne berbere, contro il razzismo e l’arabizzazione.


Nell’agosto del 2008 Amnay pubblicò il suo primo album intitolato Ar-mani? (Fino a quando?), in cui cerca di dare risposte ragionevoli alla miseria in cui sono caduti gli Imazighen a causa dei regimi autoritari che governano i paesi nordafricani. Nel 2009 ha contribuito all’album azwu (vento) di Mallal insieme ad altri cantanti come Nba e Ait Said. Nel 2010 Amnay ha pubblicato il suo secondo album intitolato Timazighin (donne amazigh) in questo suo secondo album Amnay racconta i sacrifici che fanno le donne amazigh per conservare l’identità nordafricana e trasmetterla di generazione in generazione. Nel 2011 l’artista ha pubblicato il suo terzo album intitolato Tamara Land, composta da due parole Tamara in lingua tamazight che significa sofferenza e Land; patria o nazione derivato dalle lingue germaniche, l’album è composto da otto canzoni e con questo album Amnay dice di aver raggiunto un buon livello di professionalità e maturità nel campo della musica. Questo terzo album è stato dedicato a Lounès e Nba, due grandi artisti amazigh che hanno avuto molti fans in tutta la regione di Tamazgha, soprattutto in Marocco e Algeria ma anche in tutto il mondo, a questi due artisti ha dedicato due canzoni; Anazur (artista) in omaggio di Nba e Lettera a Matoub in omaggio a Lounès. Nel 2013 Amnay ha pubblicato il suo quarto album intitolato Tarwa n Idurar (figli delle montagne) composto da sette canzoni: Idr Git, Ahellal, Tafsut, Sidi Lwazir, Fidèle, Ur yad, Ssid Iman-ik. Questo Album è frutto di diversi incontri tra Amnay e altri cantanti, poeti, musicisti o semplicemente amanti di musica, Amnay dice che l’album ci ha messo molto tempo a comparire ma la sua qualità è assicurata. L’album è un grido di Amnay e di tutti gli abitanti delle montagne da Imider a Anfgu passando per Saghru e da Irbil al Tibet. Come abbiamo visto Amnay sostiene la libertà e spera in una pace non solo per il proprio popolo ma anche per tutti i popoli del mondo che sono oppressi dai loro governi che soffrono durante la stagione invernale di cui nessuno si ricorda. L’impegno di Amnay è sempre chiaro, quello di richiedere la libertà, unità, solidarietà e amore tra tutti i popoli del mondo.
Amnay ha viaggiato molto in tutto il mondo, ha cantato in Svizzera, Francia, Regno Unito e negli Stati Uniti d’America.
Contatti:
email: moha.2960@gmail.com
numero: 0039-3464771661
Ricevuto e pubblicato da Khalid Ait Khardi, manager di Amnay

L’ascesa dell’indipendentismo nel Sud del Brasile

COME I RISULTATI DELLE RECENTI ELEZIONI IN BRASILE POTREBBERO INFLUENZARE L’INDIPENDENTISMO NEGLI STATI DI PARANA’ E DI RIO GRANDE DO SUL.

UNA PROSPETTIVA INTERESSANTE DAL NOSTRO AGENTE SPECIALE PEDRO PORTO PER LO STATO DI PARANA’ (BRASIL)

Il 26 ottobre 2014 ci sono state le elezioni presidenziali in Brasile.
Le elezioni brasiliane avvengono di solito in due turni ma si possono ovviamente risolvere in un turno solo se un candidato raggiunge il 50% + 1 dei voti.
Dopo un primo turno abbastanza insolito, girare, i due candidati piu’ votati sono stati ammessi al secondo turno. Questi erano Dilma Roussef e Aécio Neves. Dilma Roussef è leader della sinistra, sostenuta dal Partido dos Trabalhadores (Partito dei Lavoratori– che qui chiameremo semplicemente PT).
Aécio Neves è leader del centro-destra (anche comunemente considerato come un moderato di sinistra). Governatore di Minas Gerais (uno dei 27 stati del Brasile), arriva da un famiglia con una lunga tradizione in politica e si presenta come l’avversario emergente piu’ duro contro il PT.
Per la Roussef si trattava di vincere il secondo mandato. Per Neves di consolidare un seria opposizione al governo e un’ alternativa quasi-liberale per molti elettori.
Da un punto di vista morale, la cosa sembrava piuttosto patetica, con un PT molto ostile che sparava accuse fin dall’inizio delle elezioni (spesso di tipo personale) e un Neves che rispondeva piuttosto con contraccuse di natura politica, rinfacciando al PT che stava conducendo una rivoluzione socialista, mandando un sacco di soldi a Cuba, supportando apertamente lo Chavismo (in Venezuela, ndr), lasciandosi coinvolgere con organizzazioni criminali, e provocando enormi danni all’economia brasiliana. Ovvaimente chi avesse votato PT avrebbe accusato Neves di aver agito scorrettamente.
E’ necessario spiegare alcune cose riguardo il PT, cosi’ che si possa capire meglio la situazione generale dopo le ultime elezioni:
Il Partito dei Lavoratori (PT) dovrebbe essere un partito socialista. Creato nei primi anni 80 da una élite brasiliana, con l’obiettivo di diffondere il socialismo, ha imposto un’agenda dura sui bisogni di uguaglianza sociale in Brasile, e ha mostrato una capacità storica nel realizzarla. Allo stesso tempo, ha mostrato una linea più morbida verso le banche e non s’e’ mai opposto al Nuovo Ordine Mondiale. Al giorno d’oggi, il PT è spesso nel bel mezzo di accuse per frodi finanziarie, e segue obiettivi politici strettamente correlati a quelli di Fidel Castro e Hugo Chaves. Alcuni esponenti del PT erano stati persino arrestati e condannati dalla Corte suprema in passato. Purtroppo il partito è ora cosi’ potente che puo’ sfuggere anche ai controlli della Corte Suprema; sicche’ anche gli esponenti del PT che erano stati condannati ora sono liberi.
Il Partido dos Trabalhadores è uno dei partiti che si erano uniti al São Paulo Forum. Il São Paulo Forum è un’organizzazione international-latino-americana che era stata creata con l’obiettivo di instaurare un nuova tipo di Unione Sovietica in Sud-America. Lula e Fidel Castro sono stati i fondatori dello SPF, che è strettamento legato, e finanziato, da un cartello di narcotrafficanti (come il FARC). In questa fase del loro programma il Brasile avrebbe un ruolo importantissimo perché la maggior parte dei finanziamenti arriva dai contribuenti e dai tossico-dipendenti brasiliani.
Lo scenario globale è ancora più complesso e coinvolge tutti i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica. Le banche dei BRICS sembrano essere un modo semplice per finanziare obiettivi nascosti nel mondo. Anche se questo è illegale per la legislazione brasiliana, il PT non si pone il problema, e ai media brasiliani importa ancora meno. Gli unici che si preoccupano sono la gente comune, che non ha abbastanza coscienza, potere, e risorse per fare qualcosa. Il progetto del PT e’ di trasformare il Brasile in un enorme cnetrale di dittatura socialista. Ironicamante, i suoi sostenitori sostengono solitamente che odiano gli Stati Uniti e globalizzazione, , ma allo stesso tempo i loro capi sembrano andarci anche troppo d’accordo.

In sintesi, il PT ha vinto elezioni in ottobre (48% a Neves vs 52% a Roussef) e con la Roussef rieletta, l’agenda del São Paulo Forum continuera’ la sua marcia.
Per fortuna Aécio Neves ha denunciato i piani del PT a livello nazionale. La conseguenza diretta di cio’ è che le finalità socialiste del São Paulo Forum sono ora note in pubblico.
E ora veniamo agli effetti di tutti questo sull’ indipendentismo negli Stati del Sud.
Bene, se le elezioni si fossero limitate al sud del Brasile (l’area con il più alto livello di tassazione), Neves avrebbe hanno certamente vinto. Non sorprendentemente, fin dal giorno dopo le elezioni il separatismo e’ diventato il principale oggetto di discussione. Solo in Facebook i gruppi separatisti sono cresciuti fin quasi dle 300% negli ultimi due anni. Il fenomeno del separatismo, pur essendo spesso taciuto dai principali mezzi di comunicazione, dalle lobbies dell’istruzione e dai politici, ora è uno dei temi principali nei media.
Hashtag # #OSulÉOMeuPaís (The South is my Country) è stato uno dei più utilizzati su Twitter fin dal giorno dopo le elezioni. Liberali, moltissimi conservatori, alcuni esponenti del clero e anche militari hanno sposato la causa secessionista come un’opzione plausibile. Mentre avanza il processo d’impeachment (le elezioni brasiliane sono state messe in dubbio), la gente sembra sempre più propensa al separatismo.
La possibilita’ d’impeachment si sta materializzando specialmente ora che Petrobras (un’enorme impresa pubblica brasiliana) e’ fallita ed è stato accusata di parecchi frodi. Migliaia di persone hanno marciato per l’impeachment della presidenza Roussef, anche se questo non è stato menzionato dai media.
Agli occhi dei leader di O Sul É O Meu País, un movimento indipendentista che è stato fondato nel 1992, questo entusiasmo non e’ ancora ritenuto sufficientemente solido e la scleta politica e’ al momento quella di attenderee di non mescolare la Causa con i risultati delle recenti elezioni.
Tuttavia ils upporto elettorale e’ stato cosi’ forte che O Sul E’ O Meu Pais e’ ora piu’ forte che mai e continua a crescere. Intellettuali, imprenditori, politici, dirigenti della polizia, e anche esponenti militari hanno abbracciato la Causa. Molti lo fanno ancora, anche se altri che avevano pubblicamente ammesso il loro supporto si sono ritirati, probabilmente sotto pressione di media e politici. Ma in Internet, il Brasile è ancora diviso in due o più paesi, come era prima delle elezioni di ottobre.
E’ troppo presto per dire se queste elezioni avranno un impatto significativo sul movimento indipendentista.
Consapevole di questo, il PT ora intende reprimere la vvacita’ dei gruppi in Internet, proponendo d’imbavagliare i social media.
Purtroppo, come in molti altri paesi, media e governo vanno a braccetto in Brasile e vedono l’indipendentismo come fumo negli occhi.
Al fine di ottenere maggior rappresentazione si dovrebbero creare più movimenti indipendentisti. Ce n’e’ uno sola qui in Parana’, che è abbastanza forte. Un altro sta crescendo in San Paulo e si sta consolidando. Ma c’e’ bisogno di più gruppi per essere in grado di ottenere un livello di rappresentazione politica pari a quella che c’e’ in Quebec, per esempio.

Pedro Porto, agente di VA per lo stato di Parana’ (Brasil)

Links:
– http://www.olavodecarvalho.org/index.html -Filosofo brasiliano, analista conservatore ma in favore della svolta indipendentista. Forte oppositore del San Paulo Forum.
– http://www.Mises.org.br/ -una guida di stampo libertario per l’economia, che si adatta bene all’indipendentismo.
– h TTP://forodesaopaulo.org/ -questa è la pagina Web del Forum di São Paulo, l’organizzazione socialista dell’America Latina; il materiale è in portoghese e spagnolo;
– http://G1.globo.com/index.html – Versione portoghese del principali canale media del Brasile, si dice ci sia una versione in inglese;
– http://www.meusul.net/ – sito portoghese di Il Sud è il mio Paese (O Sul É O Meu País). Si può trovare lo statuto del movimento, i suoi obiettivi e il calendario degli eventi. Su questo movimento e’ possibile trovare ulteriori informazioni su Facebook;
– http://www.saopauloindependente.org/ -sito portoghese circa il São movimento di indipendenza di Paulo (Movimento São Paulo Independente).